Ricevemmo un gallone di vino dalla signora Musaccio, il motivo era difficile intuirlo visto il bidone che le rifilammo mesi addietro, Mastro le vendette un'aspirapolvere senza motore e un porco simile a un topo, non mangiavamo noi potevamo mai nutrire lui? Insomma la ragione del dono le chiedemmo a Raul che in linea con la sua fede nell'umanità incitava a defilare i nostri dubbi machiavellici e di bere e brindare al nome della signora Musaccio.
Scoprimmo che quel bastardo di Carlos regalò il crocifisso d'oro di nostra madre, era ciò che ella stringeva al petto dopo ogni nostra catastrofe, era ciò che la nostra povera nonna le lasciò prima di morire, ad una ragazzina smorfiosa dagli occhi tanto dolci quanto stronzi, la puttansuora, Carmelita de Loyola.
La scoperta fu un trauma per nostra madre, io codardo mi rifugiai nell'angolo del bosco per alcuni minuti, poi tornai col sangue agli occhi, ero deciso a fargliela pagare a quel puttaniere senza palle di Carlos, andai in camera del compagno di nostra madre, sapevo che sotto il letto in uno scrigno vi era la sua rivoltella, era di suo nonno, la custodiva come un reperto sacro. Mi chinai per raccogliere lo scrigno ma l'azione fu vana, qualcuno l'aveva già presa, scesi per strada e mi recai alla piazza in cerca di Mastro, ero certo fosse stato lui, ne ero sicuro, Carlos ancora non era a conoscenza che il suo sudicio segreto fosse stato svelato, Raul non avrebbe mai fatto del male a una mosca. Chiesi in giro se qualcuno avesse visto lui o Mastro, qualcuno mi disse che Carlos era al porto con la bella Carmelita. Corsi con le lacrime gonfie di rabbia sulle spalle, volevo il sangue, le sue viscere dovevano schizzare fino al cimitero dove giacevano i resti di nostra nonna, fino alla cucina dove mia madre preparava la cena per tutti,fino al cielo dove qualcuno senza farsi pregare avrebbe dovuto garantire il perdono senza pentimento.Lungo la strada trovai Mastro ubriaco con il gallone di vino del peccato svuotato e con un ridondante rutto condusse il suo eco fino alle sirene del mare e diceva -Voi donne siete tutte puttane!state alla larga che vi uccido con questa spranga-al momento di dire questa frase afferrò con veemenza il suo pacco triste e raggrinzito dal vino.Gli chiesi se sapeva qualcosa della rivoltella ma non ne sapeva niente,speravo l'avesse lui,corsi al porto con la rabbia un po' scemata forse a quel figlio di manzo di Carlos non l'avrei ucciso forse avrei fatto in modo di farmi restituire il crocifisso come di sicuro avrebbe fatto Raul. Il porto era lì davanti ai miei occhi,il sole calava,le barche stavano adombrandosi, nessuna traccia delle sirene di Mastro, sul molo però mi fu difficile non vedere Carlos il Bastardo giacere in terra in una chiazza di sangue causata da un buco in petto fatale partito da una rivoltella a me familiare, fra le mani di un mio fratello, il più piccolo, colui il quale ha sempre pianto e non ha mai fatto del male neppure a una mosca. Raul!
Mi parve diverso,il suo volto cosparso di piccole macchie di sangue che lo esaltavano, la rivoltella ancora fumante gli tagliava il viso in due,noi tutti quel giorno conoscemmo qual'era il volto di un ragazzino represso che si è mostrato uomo lasciando a Carlos la sua inutile carcassa accanto a quella della puttansuora, la bella Carmelita de Loyola, trafitta nel cuore senza metafora alcuna, trafitta da un ragazzino che ha ucciso il suo fratello maggiore e nel farlo divenne un assassino. Il più famoso. Il mio fratellino.
giovedì 11 marzo 2010
domenica 7 marzo 2010
Il profumo batterico
La platea raffreddata attende il mio sopralluogo,sono in ritardo e cammino da tanto,ai piedi di questa città si chiede solo un po' di acqua distillata,di catene per i posteri e freni a mano per non sentirsi adulti.
Lungo i sanpietrini maltesi prossimi ad essere demoliti ritrovo una vecchia amica,la classica vecchia amica che passano gli anni lei cambia a seconda della moda ma resta sempre la stessa insicura e truccata male del primo incontro casuale.
Lungo la pavimentatura a righe in avorio della lungomare trovo un numero pari di barboni legati da patti incisi su tombini,su pietre e marchiati a fuoco sulle braccia autunnali,io triste leggo senza curarmi del motorino che mi investe,sono triste e lo so,cammino ancora giusto perchè il sonno si affacci con uno sbadiglio.
Ora il portone mi fissa,ma io ho in mente lei in un bacio eterno condensato da immagini furtive nella mia mente,la rosa chiusa e nera,per i pazzi e per la galera,quella acerba e viola perchè l'amore frega la malora,quella rossa e matura perchè la felicità è una costante duratura,quella bianca celestiale perchè è l'unico motivo per cui tutto questo vale.Ora sono in tivvù i semafori ristrutturati sono lontani ed è certo tempo di guidarsi cauti e ambiziosi verso il tedioso domani
Lungo i sanpietrini maltesi prossimi ad essere demoliti ritrovo una vecchia amica,la classica vecchia amica che passano gli anni lei cambia a seconda della moda ma resta sempre la stessa insicura e truccata male del primo incontro casuale.
Lungo la pavimentatura a righe in avorio della lungomare trovo un numero pari di barboni legati da patti incisi su tombini,su pietre e marchiati a fuoco sulle braccia autunnali,io triste leggo senza curarmi del motorino che mi investe,sono triste e lo so,cammino ancora giusto perchè il sonno si affacci con uno sbadiglio.
Ora il portone mi fissa,ma io ho in mente lei in un bacio eterno condensato da immagini furtive nella mia mente,la rosa chiusa e nera,per i pazzi e per la galera,quella acerba e viola perchè l'amore frega la malora,quella rossa e matura perchè la felicità è una costante duratura,quella bianca celestiale perchè è l'unico motivo per cui tutto questo vale.Ora sono in tivvù i semafori ristrutturati sono lontani ed è certo tempo di guidarsi cauti e ambiziosi verso il tedioso domani
domenica 28 febbraio 2010
La catena sognata
La fiala sognata,una di quelle dense di metadone e petrolio,di metano e zafferano,una di quelle che lo stomaco si svuota e il cuore soffia,una di quelle che ti fan risparmiare l'unico padre,le mille botte di stress,le continue aspettative e il sesso con un australopiteco.
La fiaba sognata,una di quelle che senti in genere dopo le fiale,con folletti a guidarti nel lungo sospiro folto di ciuffi verdi stimolati da lune basiche prive di morale,si una fiaba priva di morale,un proiettile nel sistema solare,nessuno cambia eccetto la tua mente.
La fuga sognata,è invece quella che risolve tutto,c'è solo sangue,urina,sterco e quant'altro di materiale,nulla che rassomigli allo spirito,nulla che fiuti l'indizio giusto,solo ginocchia in volo e peli irti verso il parcheggio di dio.
Ma la realtà è del tutto differente,si evolve in un cacciavite a stella,in promesse sfiancate e rutti,palpeggiamenti,stronzi,bastardi puttanieri,venditori di rose.
C'è chi cucina lumache,io uccido uomini,chi possiede la ricetta si presti pure sarà un piacere del tutto mio servire i truculenti fra sangue e crema....in fondo mi piace pensare che alcuni ancora vivi siano solo poveri morti traboccanti di dolori.
sabato 27 febbraio 2010
Piazza Duomo
La notte si affaccia silente su un arco posto nei pressi del cielo,Dio veglia sui gatti e sui citofoni,si intravedono delle scale,addobbate di una luce antica e leggera quasi di cera,non c'è mai nessuno che le sale,mai nessuno.
Scorrendo le scale ora coperte dagli occhi della notte una triste campana ride della luna,imbarazzante è il cantico sulle curve della prima e sulle macchie dell'ultima,la campana ride ma poi rintocca,il suo mestiere consiste in intervalli continuati utili agli uomini d'un tempo di certo non agli esseri digitali.
La campana è gelosa le sue urla orgogliose scemano al confronto con quelle di una coppia eterna che getta il lichene in faccia ai dirimpettai,ai giullari e al grano,questi si sfiorano in un t'amo,riprendono però nella loro lite,andranno a casa senza pace alcuna e il cuscino sarà tritolo,nessuno dei due dormirà e sarà di certo colpa delle urla orgogliose che tergiversano nel silenzio nel quale la notte si è affacciata.
Scorrendo le scale ora coperte dagli occhi della notte una triste campana ride della luna,imbarazzante è il cantico sulle curve della prima e sulle macchie dell'ultima,la campana ride ma poi rintocca,il suo mestiere consiste in intervalli continuati utili agli uomini d'un tempo di certo non agli esseri digitali.
La campana è gelosa le sue urla orgogliose scemano al confronto con quelle di una coppia eterna che getta il lichene in faccia ai dirimpettai,ai giullari e al grano,questi si sfiorano in un t'amo,riprendono però nella loro lite,andranno a casa senza pace alcuna e il cuscino sarà tritolo,nessuno dei due dormirà e sarà di certo colpa delle urla orgogliose che tergiversano nel silenzio nel quale la notte si è affacciata.
venerdì 26 febbraio 2010
Pianura devastante
Un dinosauro vacilla lungo il corso,attorno a lui manichini d'ossa,snodati,questi lo pedinano in cerchio,lo scrutano ma non inciampano volano i tombini.I sanpietrini maltesi in terra tentarono di guidarlo attraverso le loro traversate passate,le storie vissute,di quelle educate,insomma,fiato e muscoli forestali.
Lo squamoso essere s'infiltra con l'occhio nella stanza centoventitrè,incontra due ragazzini,questi hanno diciotto anni il giorno scorso compiuti,i violini lasciano scie luccicanti fra le lenzuola,traendo in inganno l'imbarazzo che li conduce,si sfiorano,si amano o forse no,quel che conta è l'eterno momento che questi stanno vivendo nel bigotto inferno che Gatto apostrofò eterno.
L'uomo rex schiuse lo sguardo dall'aula e mirò l'orizzonte,vacuo e assente,sorge una stella,si addossa il sole e prosegue lungo il cammino.
Lo squamoso essere s'infiltra con l'occhio nella stanza centoventitrè,incontra due ragazzini,questi hanno diciotto anni il giorno scorso compiuti,i violini lasciano scie luccicanti fra le lenzuola,traendo in inganno l'imbarazzo che li conduce,si sfiorano,si amano o forse no,quel che conta è l'eterno momento che questi stanno vivendo nel bigotto inferno che Gatto apostrofò eterno.
L'uomo rex schiuse lo sguardo dall'aula e mirò l'orizzonte,vacuo e assente,sorge una stella,si addossa il sole e prosegue lungo il cammino.
venerdì 19 febbraio 2010
Compagni di strada
M'abbandono nella quadrata terra in cerca d'altri sguardi rigidi,d'altre pestilenze da porre sui semafori ristrutturati di questa breve città.I bicchieri d'ognuno son prosciugati dal catrame,dalla nicotina,apparecchiamo bare per mestiere,c'inzuppiamo inermi fra la corrente avversa.
Una possibilità di scampo c'è,le penne d'assalto scendono in campo,oro nero fra truculenti partiti,misere puttane e vesti gravitazionali,saremo fulcri almeno per le nostre coscienze,rovesceremo i tetti saldi e rinsalderemo i cavi tremanti,vivremo di salvadanai morti,bruceremmo le fuoriserie lungo le tangenziali,suoneremo per i casellanti e li condurremo assai distanti.
La nostra tratta scoperta è un ode al rock,un inibito pornonirico,il devasto del velo nuziale,gli inceneritori golosi saranno dei nostri e il fiato non avrà più paura e diverrà vento a favore.
Compagni di strada,di fame,di sete e di altre miserie rendiamo univoco questo foglio con mille calligrafie,con milioni di nasi e trasmigriamo il sarà in quel che è,basta navigare nel tempo con fatui se.
Una possibilità di scampo c'è,le penne d'assalto scendono in campo,oro nero fra truculenti partiti,misere puttane e vesti gravitazionali,saremo fulcri almeno per le nostre coscienze,rovesceremo i tetti saldi e rinsalderemo i cavi tremanti,vivremo di salvadanai morti,bruceremmo le fuoriserie lungo le tangenziali,suoneremo per i casellanti e li condurremo assai distanti.
La nostra tratta scoperta è un ode al rock,un inibito pornonirico,il devasto del velo nuziale,gli inceneritori golosi saranno dei nostri e il fiato non avrà più paura e diverrà vento a favore.
Compagni di strada,di fame,di sete e di altre miserie rendiamo univoco questo foglio con mille calligrafie,con milioni di nasi e trasmigriamo il sarà in quel che è,basta navigare nel tempo con fatui se.
lunedì 8 febbraio 2010
Lapilli insecchiati
La nostra complicità ci immergeva in lapilli insecchiati che ripulivano i panni precari e gli stracci in pensione.Eravamo fluidi di carbonio innescati fra le cinture,la candida volgeva alle caviglie e le conchiglie istrioniche s'accasciavan sulle guance delle puttane.I pavimenti di suoni narravano di cieli zampillanti e sguattere sognadiamanti,le luci dei carboni non davan fiato alcuno alla miseria.Le cantanti di fine corso s'infiltravano fra la cera calda al tocco e le sedie ridotte invocavan giustizia solenne al quarto rintocco della funebre veglia.Le nostre giacche insopportabili sotto il tribunale davano fiamme sulle quali piovere,i centralinisti minimali avvolgevano la voce e iniettavano il messaggio per la Rai.Noi fuori da ciò e copiosi di baci eravamo in treno al mattino,ci attendevano ad Aosta per inaugurare i posacenere della vagina lasciando ai vivi il solo tremito di un'angoscia sulla pelle.
giovedì 4 febbraio 2010
La domestica
I comunisti bruciati fra la melma della piazza,nessuna lattina nel perimetro,fuori dal recinto indiani neri a vender fazzoletti ai semafori calpestati,le rose delle Dolomiti gioiscono ogni martedì e la schiena di lei ricurva prega la notte di Cristo.Ragazzi nel vicolo a pisciare,fumare,scopare e soliti a iniettarsi fiale,la mia nonna risale l'incenso natalizio è evaporato in anticipo,l'odore dell'infelicità rende il doppio.
Due case,due cessi,due fogne,due topi,due fiumi,due oceani,un cielo nero,audience mozzafiato.A Sanremo l'antidoping,in parlamento pusher e fotografi fanno i miliardi.
Dell'eredità culturale cambiano gli attori e regista ma i fattoni e gli amanti della pista grattano ancora il culo alle scimmie avare della scatola magica.
Due case,due cessi,due fogne,due topi,due fiumi,due oceani,un cielo nero,audience mozzafiato.A Sanremo l'antidoping,in parlamento pusher e fotografi fanno i miliardi.
Dell'eredità culturale cambiano gli attori e regista ma i fattoni e gli amanti della pista grattano ancora il culo alle scimmie avare della scatola magica.
mercoledì 3 febbraio 2010
Sovietica donna
La mia tregua non ha condizioni è un vuoto che si inietta senza precauzioni,getta l'aria in propulsioni voluminose scandendo così i pendoli impellicciati.Guardo la terrazza dalla terrazza sei nuda,il tuo corpo è affamato e la sete di neve si adagia lungo il pesco maturo al tuo fianco,sei un medico,sei un arco di scintille che adempie il gomito posto sul ginocchio.Le mani sporche piovono dal cielo,il viakal attende la miracolosa morfina,c'è chi ha perso la vita per documentarti e tu lì,muta a mirare la danza del cielo reincarnatasi in te,il fuoco intorno non scioglie la tua brezza,la tua luce il mio mare,la tua fortezza sta nel governare,la mia salute è nel brindare.
venerdì 29 gennaio 2010
Rabbia nucleare
Torno fra cumuli di macerie a mescolare polveri sottili infatuate fra cortili stretti e lucertole acide,queste inghiottite dal mio spirito cannibale.
Il posacenere aguzza i denti e divora i cocci verdi di bottiglie d'abbazia,il cielo è pronto a pagare l'aborto,sono violento e crudele non ho mercanzie nè armi nucleari,solo esplosivi comprati al mercato dell'argento.
La porta di Ishtar salirà su Babele e violenterà tutte le regole carnali,io farò di Venezia una fiamma a specchio nell'attesa che tu goda,verrai a me sguattera,bagnata fra i colli da me sognati.
Caro lettore,
nei tediosi giorni sarai mio complice deciso a progettare le altrui morti.
Macrom
Il posacenere aguzza i denti e divora i cocci verdi di bottiglie d'abbazia,il cielo è pronto a pagare l'aborto,sono violento e crudele non ho mercanzie nè armi nucleari,solo esplosivi comprati al mercato dell'argento.
La porta di Ishtar salirà su Babele e violenterà tutte le regole carnali,io farò di Venezia una fiamma a specchio nell'attesa che tu goda,verrai a me sguattera,bagnata fra i colli da me sognati.
Caro lettore,
nei tediosi giorni sarai mio complice deciso a progettare le altrui morti.
Macrom
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