venerdì 31 dicembre 2010

Sparecchia pure amore

Si rialzò nella semisfera avariata dal sapone, dalle doppie di troppo, gli accenti mutilati, le virgole riposate in lunghi periodi. Risorse McLuhan nelle api di marzo, gli scontrini sul ginocchio, appiccicati come mostri, radi come i tuoi occhi, le tue ville d'erba, la benzina aumenta, ieri era di meno, l'immaginazione è importante, il serbatoio scoprirai anche. Ripetè la battuta una volta in più e da allora visse in bidimensionali orizzonti della sua base, i soffitti in lacrime ci ferirono tutti, anche chi non era vivo, tutti eravamo a lutto fino al giorno della nostra morte, oggi lontana, domani reale, oggi lontana, domani reale, oggi lontana, domani reale. Oggi reale, domani lontana si fa la luna adombrata da encefalogrammi mussoliniani, a testa in giù, si riposano, si riposano, ancora un pò: sparecchia pure amore.

martedì 14 dicembre 2010

Giocoleria Cantautorale

La bocca impastata di liquami vari è serrata, le nuvole si schiantano nella valle arancio figlia di un nudo meteorite, di uno spermicidio mancato, di astri fatti e falsi, allegri e compatti. Donai anch'io all'umanità qualche fragile essere ma nulla di festoso. Le briciole sul banco sono un proiettore can you see the stars when you turn off the light, disse l'uomo prima di abbandonare il locale, disse chi inventò la lampadina, disse mia madre quando volle diventare tale. Scrivo perchè ho l'inutile quanto futile desiderio di essere immortale, scrivo perchè la crisi m'impone di avere una facciata meno misera della farsa quotidiana. Scrivo spesso di semafori ma oggi sono le comete blu sudate a coincidere con gli auguri, sono le lettere di un alfabeto carcerario, le gite dabbene, le chiese a pezzi, i colletti dei preti, le calze dei politici. Qualcuno dice di essere fiducioso, il veggente chiede spiccioli per il futuro, il ragazzo è allo Zenith ma ieri  era a lezione da me. Canterò, qualche bimbo mi ascolterà, sicuro che l'adulto aspetterà fuori dalla giocoleria cantautorale, sicuro che la nonna capirà la mia battuta mentre l'uomo medio si indigna fuori a fumare sigarette. Le sigarette.... il suicidio più prelibato e rilassante si consuma lento, ti accompagna lungo l'arco della tua esistenza e a volte ne sancisce la fine, ma mai avrai una donna più fedele di una sigaretta o un amico con cui confidarti o una famiglia sulla quale poggiare come la sigaretta e in cambio cosa ti chiede qualche spicciolo e un fiammifero. Un pò come scrivere anche se le autostrade son più belle dei pini, le cure termali delle France, troveremo un cuscino di cartongesso, abbracceremo gli occhiali della lavagna e la maestra G. chinata a cogliere rose in una domenica di un film porno, in una messa di Thomas Turbato, in una grondaia per leoni, in un bianco che è povero ed un ricco che piove. Ci sarai sole folle dai fianchi sinuosi in bianco e nero con il tuo sorriso ed il cascante seno della tabbaccaia di Amarcord. Succhia non soffiare.

sabato 4 dicembre 2010

Cemento Negro Fragile d'Olio

Non avrai altro saldo dalla vita, l'elenco della morte continua, tra i turbini accondiscendenti dei tuoi versi ci saranno calamai disfa scrivania, lo scrittore, quello bravo, fa in modo che ciò non avvenga. I semafori regolati in due mezzi, i passi di una donna con i tacchi sono un tre quarti, sono stato a tutti i tuoi concerti, ti credi una rock star ma continui a perdere il plettro dalla giacca, è tempo che tu ti ponga una domanda alla quale ti sei risposto da tempo. Potrai aprire le attività che più ti piacciano fra liquami e detersivi, pattine per i piedi e fazzoletti di stoffa per il bus house, ti laverai le mani ogni tre quarti dell'ora ma sanguinerai con metronomo scandito dal rapido testo col quale suonerò la tua sporcizia.


L'animo non si confonde come te, s'inietta nelle maschere, e rende bene l'idea, si legge fuori più che dentro, la disperazione te la tira fuori, tanto ti nascondi quanto ti si vede, l'assenza di luce la chiami casa eppure ti sei rintanato e hai paura, gli spifferi d'aria prendono forma nella stanza, ti gelano le vertebre fino all'ultima coda, il tuo respiro si strozza ad intervalli definiti applicati dall'orologio, questi dialogano, solo per un pò, poi avranno una gastrite e in piccoli vomiti ti stuzzichi il molare sporco di succhi, i fantasmi seguono la prima fase della mutazione da  gas a birra presto saranno cubetti e diventano solidi, resuscitano, anzi no, la tua mente li partorisce. Mi raccomando però questo avviene solo a chi si perde l'animo ma continua così sempre dritto secondo pianeta e fingiti libero, sei sulla buona strada. Cemento negro fragile d'olio.

venerdì 3 dicembre 2010

I sintomi

Fischia il vento nello stadio, nelle crociere disperse e nei telefilm generati da queste. Filtrano scorie radioattive nei tuoi polmoni, nelle polke e in tutti i quartieri sottoproletari di ieri fatti borghesi. Le tue pareti sono rifiuti tossici, il cane che ti slinguazza ti vuole bene ma ti uccide con le sue tossine. Puoi bere la tua urina fino a tre volte poi diventa tossica. Nella Bibbia qualcuno mangia escrementi. Il tuo corpo è fatto di acqua ma se questa aumenta tu muori, la tua febbre è una linea di mercurio, il tuo jeans firmato è di un operaio di ieri e di un borghese di oggi. Gli skin erano Neri di pelle non per caso. Le tue etichette hanno 40 anni di progetti e 50 di attuazione e hanno un peso che nemmeno ti immagini. La tua donna scopa con qualcun'altro e la soddisfa sicuramente di più, dirai colpa dello stress, del sentimento che deruba l'atto di quegli slanci vitali al più animaleschi che si perdono con la razionalità. Il tuo mondo non ti appartiene, tuo padre non lo è biologicamente parlando, tua madre è nevrotica, tuo fratello è complessato quanto te, tua sorella è come tua madre e tua nonna parla con un tosta pane. Sei cittadino senza diritti, laureato senza valore professionale, sociale e culturale. Sei incapace di dire io sto bene, io sto male. Ma sarai sempre felice di dire Io sto bene se sto male. Non studi, non lavori, non guardi la tv, non vai al cinema nè fai sport. E' una questione di qualità? Il tenore di vita è migliorato, esiste la classe media che si è fatta mediocre....Il tenore di vita è migliorato? Bastano le ferie dei tuoi genitori, l'auto, il mutuo quasi a metà, il cinema quella volta a settimana, le sigarette se hai i soldi, le lavatrici, i tritarifiuti e le lavastoviglie? Il moderatismo ha dato tanto ora tocca agli estremi che si toccano. Ora è l'ora dell'ora. Non per te....waiting next generation....Are you of the right side? Asfalterai altri vetri prima di piangere gomiti su pavimenti di pasta sfoglia, la pellicola avvolgerà le tue labbra e tuo figlio sarà suicida. Sottomissione pura, i popoli son viola per lutto, per negazione ma non per un idea.

venerdì 26 novembre 2010

Archi crocifissi

Disciolti nelle nuvole piangiamo ruggine dal cielo, descritti da mille canzoni con pochi accordi e tante urla, risorgiamo per una commedia underground fra calze rotte e cosce umide. Nel freddo autunno ti fai feto stretto a me, ti racconti fra miserie con pause millenarie, ti fermi poi riparti per fermarti. La politica della destabilizzazione ci dissimula dall'atto, ma il terzo è il più bello, involuto alle porte della menopausa, alle porte della generazione passata. Le finestre erano fatte per raggiungerti salendo tubi e inseguendo fogne senza deodoranti per le auto. Nei garage della Zo ci specchiavamo nel sudore estivo per le piogge autunnali sconfitte a primavera. Vestiti di tutto ci spogliavamo sotto zero contemplavamo l'Inghilterra senza più passati con qualche presente, sognando qualche ipocrita futuro. I tuoi stivali nel fango sgorgavano sangue isterico, la mia auto rottamata viveva in un parcheggio. Ci violentammo nei tram, ci sgozzammo diverse volte e ad ogni resurrezione avevi un profumo nuovo, impossibile. Ed in fondo fra le miniere contorte e i silenti mattini ho visto l'amore, fra le gocce degli uragani e le pagine di Zurich ho rivisto le tue ossa, le nostre code si spezzeranno mentre spazzeranno via tutti i tumulti che ci fanno disfattisti e le branchie appoggeranno ogni giorno che il solo risveglio rende noi rivoluzionari. Smetterò di crocifiggere gli archi e impiccherò le sirene. Due passamontagna un bacio per la nostra commedia notturna, per l'alba fortuita che ancora si affaccia. Nessuno se l'aspettava. Siamo ancora qui. Persi ci ritroviamo. Insieme ci perdiamo.

sabato 20 novembre 2010

Il sangue e il sorriso

Le sue cosce bianche, da porno amatoriale, denutriscono il prurito mentale del soggetto, abbattono le mura dei labirinti in un istante, per costruirle ci vollero una serie di traumi notevoli. Solleva pesi sconsiderati, suda, lei si eccita, lui sorride, compensa compiaciuto la stima bassa di sè, colpa del padre. Troppo facile. Nelle palestre ci sono falsi specchi, la fisionomia degli individui è poco che li accomuna rispetto alla vita condotta. Lei torna impetuosa, le mie bottiglie la esaltano, oggi è una donna ma ricordo quando eravamo io, lei fanciulla e il mio coltellino al riformatorio, dove i letti puzzavano di piscio, nessuno rideva di chi se la faceva sotto, eravamo segregati ma ciò che ci accomunava era la vita condotta. Sul Bus poco e niente oggi, qualche telefono con proprietari logorroici e sgradevoli, una vecchia che ancora porta le arance, quelle buone, dal paese ai parenti in città che accettano con un misto di compassione e contentezza. Nulla di meglio rispetto alla pietà. Una ragazzina però risalta agli occhi, ha una chitarra, una borsa, dei vestiti, e un fazzoletto di stoffa che ogni tanto annusa. E' in ultima fila nell'ovvia depressione adolescenziale, ad un certo punto ha sorriso non so per cosa, ma ha sorriso, nel frattempo le sgorgava sangue dal naso. La ricorderò sempre per la teoria che mi son creato: il sangue ci rende felici, lei lo era perchè  provava qualcosa, io perchè non era il mio, l'autista perchè non è colpa sua, il fazzoletto però un pò meno. Solo un oggetto può essere così insensibile, almeno noi in apparenza non inganniamo, lui col suo profumo porta tutti fuori strada. Torno a casa e guardo Europa 51 di Rossellini, voglio suonare una canzone, la chitarra mi accompagna e capisco che: quando si vince poi si perde tempo, quando questo si esaurisce è tempo di perdere per provare qualcosa di nuovo, per sorridere si deve sanguinare.

martedì 16 novembre 2010

Dopo la frutta c'è sempre una guerra

Joe Division, le mie orecchie strillano, basse, rauche a tratti, la voce si distorce e si fa simile a un plettro che stride sul mi di una ibanez rg tremolo nera. Confabulo dicerie popolane, ricordando il giorno balordo del mio Diaframma, i giorni strani ancora battenti sulle clavicole che lei ama. Succhio bolle di fauna sintomatiche di chimici trattamenti, lo stendardo della libertà deride il referente con segni anomali e ignoranti. Io sperso nei se a vagare nel tempo, triste per i ma limitanti ho ancora pochi accendini per la sigaretta, l'ultima del giorno, accanto all'ultima bottiglia ocra della settimana accanto all'ultimo antidepressivo de mese. Vorrei uccidere la Storia a volte, una fiaba ironica, una burlata ipocrita che dilaga dal palazzo vincente e si abbatte sulla casa del mutilato vinto. Dove sono le mie terre gridava mio nonno fucilato in Egitto. E mio padre sotto le macerie del terremoto. La lega della Sincerità mente anche nell'automenzionarsi. Artificieri illegali fatevi avanti, hacker di ogni quartiere devastate le istituzioni, l'azione ci farà depressi e torneremo ancora a scrivere. Dopo gli anni zero, il simbolismo imporrà un dollaro sul crocifisso, così Cristo sorriderà e nessuno vedrà blasfemia alcuna. E' tempo di perdere ancora una volta minoranze assolte da tutto, underground soppresso da sè stesso, mutismo adolescenziale e alienazione professionale non siete vittime ma colpevoli del vostro stesso accontentarvi delle piccole cose imposte dalla dittatura. Fra cent'anni rideranno leggendo che noi non c'eravamo accorti di nulla. Fra 101 la carica porterà alla distruzione del tutto...

sabato 6 novembre 2010

La bettola (un pò arronzata)

Ci sono giorni grigi passati sul fondo di un bicchiere riempito troppe volte fin quando il portafoglio vuoto non lo rende posacenere, le cicche si deteriorano e vedi la spugna dei filtri fattasi gialla agglomerarsi nel liquido nero. Ecco come si sente un uomo nei giorni grigi, squallido, passivo, incapace di agire e pensare, resta lì fisso a guardare il nulla, di tanto in tanto scorge qualche miseria che appare come lui, si identifica nello squallore e cerca donne pronte a tirarlo su, solo per una sera, mai di più. Ne passano molte così nei pub che l'uomo-stanco frequenta, le peculiarità sono sempre le stesse, più trucco che viso, pelle consumata dal fumo e rughe tutt'altro che sagge. L'abbigliamento è scuro ma al contempo evanescente, limitato nella sua lunghezza, aderente in vita e largo in petto, cascano giù collane di bigiotteria e la loro voce è rauca. I locali invece sono bettole di legno, dove il bancone è grande e dietro vi è un barista taciturno, sgorbutico, fascista, infastidito quasi quando qualche ragazzino entra per farsi una birra, lui è lì per quei quattro angoli della stanza dove in uno vi è un ubriacone, nell'altro uno che ha perso tutto a poker, nel terzo un drogato in pensione e nell'ultimo il figlio di un alcolista che segue le orme del padre. La luce è soffusa, le parole son poche e di tanto in tanto qualche rissa si porta fuori dal locale. Nessuno vuole parlare, nessuno vuole ridere, qualcuno si esaspera, altri restano lì quieti a vedere film già visti ma nessuno se ne va, nessuno vuole tornare a casa, qualcuno nemmeno ce l'ha. E sull'insegna del locale qualcuno scrisse : Qui entra solo chi è già morto.
E non aveva tanto torto....

giovedì 30 settembre 2010

Capitolo II: Dolore

Sono in un vaso tarantino del V secolo a.C., fluisco rosso da un anfora,mi spargo nella gola pronta a deglutire, una torre gemella in rapida ascesa questo è il singhiozzo. Vidi l'Ancella nello stomaco danzare sul fuoco mentre io caldo sudavo e morivo soffocato dal fumo. Dipinse con nastri dorati con voce blu il suo cervello, i neuroni fritti sgozzavano la stanza e rilasciavano bollicine iperattive che cospargevano, dal vuoto di cielo, eccitazione per le piazze. Gli scarsi segugi si dimenarono fra la folla in fuga e le donne per paura di una demenza sessuale scelsero nel panico i giovani adepti per l'atto. I prodi del Re rilanciarono la carta da gioco sperando di spostare l'assetto, questo mosse pedine nere e camice bianche senza coinvolgere le cravatte, non c'era più consenso lì a Lilliput, e il regno cessò. Ogni assetto modificato è un assetto da assestare, ripeteva con saggezza il vecchio, i bimbi non lo ascoltarono e condussero il Venerdì di sangue sul world wide web, la sera venne meno e il tramonto fu bieco, bianco, privo di una reale funzione, nessuno dormì fin quando la notte non fu imposta dalla pistola del carro, non vi fu più giorno nè tramonto ma solo fasi banali e ripetute divenute dimora del dolore collettivo, per paura non vi furono altre fasi. Quindi non le posso raccontare.

lunedì 13 settembre 2010

Capitolo I(Io abitante)

Sì.Ero del clan.Di quelli forti e silenziosi dentro i quali i membri godono di privilegi accompagnati da doveri.Quei doveri che danno soddisfazione,che se ti van male hai segni da mostrare alle donne lì a guardare,con ansia sessuale.Ero ancora minorenne quando le valigette nere si aprirono lungo la strada,prima di essere noto nel quartiere però ne scorse di sudore ed epinefrina.Iniziò tutto quando il mio amico Dedè mi propose di comprare più di quanto ci serviva dal sempre impegnato bancomat della felicità.Ero titubante sul fatto che c'era da trattare male gli amici ma il risultato era un coltello nuovo di zecca,bello,il primo con il quale tutto ebbe inizio.Prendemmo una quota più alta il turno successivo e la risultante fu:una bilancia,tanta allegria e una pipa.Nel periodo di Natale decidemmo di riciclare le pensioni e di darci ai ricchi affari.Fu festa grande attorno a noi,Dedè pensava in grande e sperperava come un imperatore.Le ragazze attorno a lui fluttuavano come nubi di lento spirare.Dedè al bar era il primo a essere servito e fu tra i due il primo ad essere preso.Nella zona dei delfini venne colto mentre scopava con una negra,due carabinieri lo beccarono e lo portarono via quando ancora doveva sbrottarsi le palle.Dopo varie minacce e botte gli trovarono,fra le manganellate impresse a fuoco nel corpo e nel cervello,una buona dose per sbatterlo dentro,redimere la chiave dalla zona e isolarlo con poco e niente.I ragazzi di borgata oggi non hanno avvocati anche quando ce li hanno.Decisi di continuare l'attività,almeno fino a quando non avevo raggiunto il pensiero economico prefisso,poco tempo dopo un signore mi propose un affare con le assicurazioni truccate e incidenti fasulli.Guadagnai abbastanza per allargare il giro oltre il quartiere,di rischi ve ne furono ma un giorno passando come al solito per la macelleria di Don Ciro le porte si spalancarono e la paura fu grande ma l'emozione di entrare e uscire vivo e vegeto  mi rese uomo.Un uomo.Di quelli con pochi averi certo,che forse non era bello nè ricco,ancora in prova ma forte di una spalla da uno del clan che tutti conoscevano nel quartiere come CumuloDiOssa che mi propose un lavoro al porto.Fui il migliore dei ragazzi tirocinati e da qui tutto ebbe inizio o fine.

mercoledì 8 settembre 2010

Riflessioni esistenziali poco razionali

Si sudava così vicini, infatti ogni giorno ci scansavamo un pò, quel tanto per dire amore e quel pò per non urlare, tu nuda dei tuoi vestiti e io dei miei apparecchiavamo i jeans alla sera per gustare film d'autore sperimentali, costruivamo nubi di fumo in quella 2x3 con croci di legno a far da pavimento e scritte a coprire ogni impudicizia. Empirici oggi continuiamo ad avere una santa dicotomia, le crude stelle divoran quell'olocausto che è la luna, la tua casa e la mia in direzioni opposte e parallele, le nostre vicende teoriche degne della vecchia Europa, degna di parolacce transatlantiche e di voci bastarde del cervello mi davano mille direzioni, indegno e scuro concludevo il tutto con un nulla, anche se fosse morto un uomo ai miei piedi, nulla sarebbe accaduto. Ci ripenso nemmeno tanto scuro, perchè questo pian piano si fa chiaro, direi grigio, nero come non vorresti ma neppure bianco, in fondo l'uomo è masochista per natura. Oggi leggo molti giornali, ritaglio i pezzi di cronaca nera, specie quelli sulle famiglie, amanti e casi di stupro, in fondo l'uomo ama la morte e il sesso, null'altro. Secondo la matematica che una cosa non possa accadere non solo è impossibile ma è sicuro che questa accada. Il paradosso è che sta tutto nella dose di masochismo padrona del cadavere umano e per quanto tempo si resta distratti prima di cadere di nuovo nell'infausto turbinio di sanguemiele. Amo i traumi postumi alle vicende, quelli che piovono dal cielo e vai in crisi senza capire il perchè. Sarà che la fuga dall'immagine non esiste e anche la vita di un piccolo essere non è altro che un simbolo. Calpesterò ogni tradizione, perchè le feste popolari non sono altro che i funerali di queste, nulla è eterno. E' tempo di capirlo. L'abitudine è un verme solitario ti svuota ma non ti ammazza altrimenti muore anche lui, ecco io guaio, ecco l'uomo. 

giovedì 2 settembre 2010

Blasè


I falsi coralli si diramano per strada strisciando mutevoli e mutati, il loro principio era ben diverso quando fuori dal guscio uscirono, erano la risultante di una famiglia la quale era degna di esistere. Il vero corallo però insediava le loro vite e i piccoli e viscidi serpentelli di campagna decisero di somigliargli cosi da non poter essere mangiati in quanto apparentemente suoi simili ma in sostanza privi della forza che rende il corallo egemone fra le famiglie della piazza. Divennero identici, per il bosco vagavano solo coralli, veri e falsi, questo processo di discontinuità si chiama imitazione e nasce dalla paura, come ogni piccolo uomo, come me, no stress sono un Blasè
Il drago era sveglio e mi puntava con il suo sguardo fisso, immobile, freddo, avevo paura ma non potevo muovermi i suoi occhi mi controllavano, c'era una mazza accanto a me e lui era ancora statua, cerco di prenderla e nulla cambia, questo resta fermo a scrutarmi quasi con un'aria di superiorità, presunzione, ero convinto di doverlo uccidere. Un colpo secco e apre gli occhi!quelli erano i finti occhi servivano appunto per questo, lo colpisco ancora prima della sua reazione e lo guardo negli occhi, cala la maschera, i baffi si rinsecchiscono in un istante. Ho ucciso un povero animale innocente che non bramava desiderio alcuno di dormire. Nessun trauma per me sono un Blasè. 
Il mio iguana era da un mese fermo, immobile, come il drago prima citato, non mangiava, ne si muoveva, stava sopra il pianoforte con il quale si era creato un certo feeling, credevo fosse semplicemente in una fase della vita  durante la quale si sta così semplicemente a svuotare la mente, per non commettere errori decisi di lasciarlo solo e immobile nel suo mondo. Tutto procedeva con calma fino a quando una notte mi sentii soffocare, era la sua morsa, il territorio era suo, la mia tomba coincide con la fine delle mie esperienze con gli animali. 
Fortunatamente sono un blasè e quindi attutisco tutti i colpi,  l'attitudine al sentimento è nullo in quanto il mondo opaco, il grigio dello zoo metropolitano delude ogni minima aspettativa di sensibilità rispetto a qualunque cosa. Potrei scrivere qualcos'altro ma è inutile, non serve. Sono morto. 

lunedì 16 agosto 2010

Favola nera

La situazione si fece dura per lui, le vie di scampo si erano esaurite, entrambe furono collaudate, il tempo inesorabile però gli imponeva due uscite:la prima consisteva nel bruciare la coperta dove l'amore sudava e le paure si raggelavano in parcelle ghiacciate chiuse in un freezer, l'alternativa invece era darsi all'esclusivo frutto esotico dondolante sull'amaca geometrica. La prima porta era lì nel frattanto socchiusa da mille dubbi di lei, il suo primo amore, un'ambra luminosa e bassa nello stesso tempo, la costante sempre costante oppure il rubino scorpione sadico e desideroso di far male da degno felino. Una le proponeva l'ennesimo spinello, l'altra la chetamina, la prima un letto orizzontale, la seconda quello verticale, una si tagliava le vene, l'altra ne faceva un uso ancor più masochista. Era lì fra un cane e una bestemmia, ubriaco in terra a delineare orizzonti, a immaginare liti, baci e situazioni familiari disgustose, decise di bere ancora un pò, il wine bar era lontano, la casa della prima donna però non era così vicina. Decise di vagare fra le cicche che rendevano molle il marciapiede, ignorando le adolescenziali carovane di piccoli e ispidi motorini che lo insediavano. Il tracciato s'era fatto lungo a sera, anzi a notte inoltrata, vide una baldracca da otto denari  e capì che lui era un uomo, non un sindaco nè un pusher nè un politico, decise comunque nonostante il mutuo e la vacanza appena conclusa o forse no di prenderla a sberle, urlarle troia e sbatterla contro un muro. La sottomise come un leone ma in realtà era un cane, di quelli codardi e vigliacchi. Il pappone si svegliò e lupo di certo non lo era ma nella situazione l'arma bianca lo fece padrone e il sangue del nostro protagonista schizzava come le fontane delle piazze vive. La terza via fu quella fatale, l'esecuzione banale, poco singhiozzante e distaccata dalla trama come un film incompreso, in un'azione di poco peso, le scelte si ridussero come chiunque sperava, lui in primis, la morte lo fece vigliacco stronzo e beone, bastardo con un volto irriconoscibile e un documento infame a dargli un funerale al quale due madri ignare di esserlo e gravide di menzogne gli donarono lacrime ingenue e pietre. 

domenica 8 agosto 2010

Sudicio Ritratto

Giuda Ballerino, quell'uomo triste come uno zoo si è accasciato in terra senza documenti, vorrei sbatterlo in patria ma l'ambasciata fischietta ingenuamente. Lo guardo e gli dico -Hey schiavo sembri conciato malino, meglio qualche manganellata per sicurezza- Lo schiavo pronuncia versi incomprensibili ed emana un fiato alcolico degno di uno zar russo del 600, ha 25, 67 euro in tasca, la sua paga settimanale, confisco senza scrupoli, proseguo oltre e trovo una fattucchiera che tira in una gabbia d'albergo, in estate fa sci e ha due residenze una vicino Roma mentre l'altra ad Avignone, il suo amico brasiliano è sempre voglioso e ama guardarla mentre si tocca, sbircia con occhio biricchino le sue gambe prive di cellulite da una fessura disegnata negli anni 80. Le dice -Non rasarti mai, amo le tue mutande a vita alta, il pizzo bianco ti dona, riccia sei meglio, le sopracciglia son belle se congiunte-Lei si stiracchia la zona inguinale e desidera operare fellatio e fa si che il pavimento fresco crei un contrasto con la sua vagina calda, le lenzuola sporche di sangue corposo vengono strusciate sul membro dell'epiteto. Altra stanza, lei una artista francese in una fase di sperimentazione, ha capelli neri a caschetto, fianchi leggermente larghi, magra con un seno bianco e i capezzoli leggermente turgidi, ha caricato per la strada un giovane negro e ora sono nella stanza ovale, si baciano, leccano, lei silenziosa ordina con versi il suo godimento ancestrale, lui adescato e poco pulito è fuori dal discorso, è l'oggetto mercificato di una razza rinomata per le sue doti ma ha un problema non si rizza, prova con una rasatina ma sembra vergine e incapace, lei offesa gli getta i panni dalla finestra e fa segno di uscire. Ultima stanza, siamo a Parigi, una puttana vivre sa vie con un ragazzo del quale si è innamorata, lui corrisponde, il pappone gli risponde con una fattura, le finanze scarseggiano e il cambiamento di status senza il diodenaro è inattuabile, decidono di scappare, una sparatoria dadaistica  le conferisce la vita eterna, morte banale, a quanto pare. Sesso banale, gli ouvriers son violenti e sessuomani saranno loro a prolificare e quindi a salvare la specie che non deve essere salvata. 

venerdì 23 luglio 2010

Disfa Politik

I sistemi odierni si fondano sulla lobotomia collettiva, un padrone per ufficio e mille contabili per piazza. L'amico partigiano dell'anno zero fugge dall'asilo nido e si sprinta contro la grettezza del magnifico, contro la sistematicità, figlia del delirio, casa di cani hanno che accalappiato il primo osso e mai l'hanno mollato. Nella comune in cui vivo non ci sono semafori ad acqua, si nuota e per galleggiare ci sono le serpi fraudolenti e spente nel volgare "oggi". I quattrini a raffica li possiede chi ha senso, il buon commerciante ha sempre torto fin quando il cliente paga. La bella umana è fustigata da centurioni con ordini burocratici da diramare al posto dello spadone. Gli spacciatori sono nominati Inri e tesserati con i criminali dall'auto blu, hanno il sindacato, anche la sirena blu seleziona i commenti positivi e li pubblica su estetiche del network in faccia ma non si schiaccia nulla senza coscienza, la morte ha un volto e si è ancora in vita quando la si conosce e si è ancora vivi quando quando questa si impadronisce e ti obbliga a vivere una vita intera alla frontiera di una luna nera dalla quale non c'è via di uscita. ,

giovedì 15 luglio 2010

Cenerentola la Puttana



Cauta si disfa la sera con un martellamento di bottiglie e luci, gli ospedali sfilano scontrini lungo le corsie di emergenza, l'informatica si amplia grazie ai satelliti e le biopsie, l'informazione quella va avanti a pillole antidepressive, la case hanno poche finestre e molte grate, tutti gli alluvionati saranno pestati e le donne denudate dei propri figli, questi vedranno il burrone chi saprà volare potrà esistere, Darwin si solletica a guardarci dall'Iperuranio e la critica militante si fa pubica e isolata. Le notti si allungano e l'energia si complica, la natura sopravvive grazie alla criminalità organizzata e le coscienze restano ferme lì a mirare tempi passati o futuri. Il mio presente è la dilatazione del secondo e ciò lo devo alla bibbia proustiana, a Godard che infrange le immagini con altre immagini proiettando terze figure più sane delle prime e figlie dell'occhio vigile condito da pop-corn di marzapane. Lo stretto di Gesù è un ragù di missili dirompenti e sfacciati, di processi laicizzati, di cascate di piromani e frutti di diamanti. Si riappare in basso la luna, la città è apparecchiata per la lunga notte in spesse nuvole di smog, la Pazienza ha un limite e Di Maria nei suoi distretti l'ha ben documentata, Pippo ricapitalizzato giostra le sue azioni sul muro della strada, tagga, quera Paperino con il fucile, scrive e stampa relazioni in merito ai comunisti per la C. I. A. 
Compagno, lo ammetto, ti chiamo così non per rispetto ma perchè la fame chimica ha un prezzo, il tuo nome non me lo ricordo. Fratello, lo ammetto, ti chiamo così per lo stesso motivo, a volte però credo che lo potremmo essere ma il problema non è che siamo tutti fratelli bensì distinguere Abele da Caino. Il nastro azzurro benda lei, durante la sottomissione anale appare una pubblicità: "C'è più gusto ad essere italiani."

lunedì 12 luglio 2010

Gli alimenti

Sono in strada, la notte è inoltrata, un fascio triste e solo invoca un coro ma non ha peso, l'ho visto diverse volte sempre con i suoi compagni sono circa venti e tutti uguali, li riconosceresti anche morti.Sul castello si respira un'aria umida e deificata, il verde scuro degli alberi si inala fra le mie camicie, la speranza si fa tosta e il nucleo dei lapilli si scrosta rapidamente con l'olio bollente.La resina dei pini si raggela nell'Africa meridionale, la Terra del Fuoco è alle orbite e nonostante i viaggi mentali sono ancora qui fioco e restio sotto ombrelloni fatti di sogni e cartoni.La tesi si snoda con il pensiero di un viaggio programmato anche se poco, poi un'altro anche se già visto, insomma nulla di nuovo dal fronte occidentale.Dio mi disconosce nonostante la prova del Dna, gli alimenti li avrò dalla carità cristiana, insomma i suoi figli hanno una croce ma non un padre bensì il  profeta non è altro che il primo figlio ad essere stato cacciato di casa. Lei mi dice che la vita è bella da morire, ma l'incantesimo non traspira a lungo, l'angoscia quella sì che ha fissa dimora. Ne voglio ancora, le luci mi dirigono al mare, le navi fantasma sono in circoli satanici a destra della via Lattea, io seguo la luce, speriamo che l'angoscia di vivere sia una felice morte. Buona partita.





giovedì 1 luglio 2010

Ritorno a Casa quella Vera per Davvero

A te potrà non sembrarti vero,forse non crederai a quanto sto per dirti,brillano ancora gli occhi per la maraviglia,sono ancora incantato.Ma procedo con ordine per il rispetto che provo per te,non puoi neppure immaginare quel che m'accingo a raccontare.Ero con lei ,si lei,occhi verde smeraldo,con il suo ombelico floreale,le persiane della città erano serrate e noi dopo anniversari altrui stavamo vagando verso l'auto.D'un tratto il mio istinto ci fa cambiare rotta e non posso negare che mai mossa così saggia fu composta da me,sentivo una calamita in quel quartiere ventricolare dal qual partì quel giorno che ci dicemmo addio e l'attrito ci attirò verso vicoli dotati di mausolei cementati,anche l'erba era cementata,ma,d'improvviso,come un colpo al petto quando lo aspetti nella schiena(ricordi le vecchie risse?)trovo una pavimentazione rosso mattone che mi conduce in uno spiazzo mai visto prima.Era la mia oasi,la casa nella quale ho vissuto per secoli e come un deja vù è tornata a me.Lei mi guardò stupita in quanto senza vergogna alcuna ti dico che piansi,ti dirò che le finestre erano asimmetriche,le case trasandate,i fili pendevano nello spiazzo ma il pavimento era d'oro rosso fine e celestiale,il naufragio fu di una letizia trasbordante.Su un balcone vi erano solo panni verde pistacchio in quantità terrificante e le porte erano tutte uguali e irregolari,mi stesi in terra e lì mi resi conto del sentimento dell'imperfetto.I cornicioni delle piccole case erano irregolari e la cornice che formavano era del tutto fuori portata per la perfezione,era fatta così male che era ineguagliabile,nulla poteva essere così.La perfezione include il difetto ma questo da solo non può comporre quest'opera d'arte,i tasselli sono rintracciabili ognuno in un continente diverso e neppure chi come un magnate,un rockfeller o uno sceicco dotato di feudo vulgo potrà mai raggruppare l'epifanico posto appena descritto.La piccola viuzza degna del monopoli mi ricondusse al resto del mondo e tutto sembrava cosi artificiale,quell'arte involuta,insalubre e primitiva nei suoi errori era la mia casa e forse solo oggi posso dirti di aver fatto Ritorno a Casa quella Vera per Davvero.

domenica 27 giugno 2010

Atto di fede

Sono nel silenzio assoluto,dietro di me una fermata di una metro abortita,Salerno romba fra i motori e le lucciole null'altro scodinzola fra queste siepi.I tempi si scoprono con un full a metà le carte bluffano le chip e le donne sono nude per il clima di certo non per la voglia.Al mattino si scoprono una coppia di innamorati,è un bluff anch'esso?si mangiano le vocali nel sonno e a pranzo sul piatto vi sono solo lucky strike e forse un gatto questo dipende dalla Cina.Il pomeriggio è un dovrei e scorre a passi lenti nel deserto del muro,lei lo guarda,il muro si intende,e cerca la pace,lui con l'elmo va in cerca di gloria in battaglia,la guerra è nella testa di lei,lui è salvo ma vuole lottare per amor di corpo.Per amor di sè s'annusa durante lo scontro tira fuori una tromba ed è pronto a stonare ma....
La sera è giunta e come i greci con le olimpiadi ogni spada viene sospesa è tempo di lei di curarla ma la forza è scarna,il desiderio è vistoso ma la voglia è solo l'inizio da sola non rende,lei è pronta a vivere la sua vita,il figlio di Godard ride stizzito al telefono,i film si spezzano,i motivi son cambiati le danze son le stesse,l'ascia è sepolta,la rabbia però ribolle e il sangue si sperpera fra dischi volanti e ufo,fra sinonimi bastardi e percorsi troppo distanti.Null'altro si può dire ma son certo che il bello è che tra loro il meglio deve ancora venire.

sabato 26 giugno 2010

Zenith

Albina sale le scale,Albina scende le scale,Albina sale le scale,Albina scende le scale.I cerchi al cervello sono persiane della mente,cala il sipario sullo Zenith di Parigi,le star hanno fatto il loro show,inutili poliglotti,rientro fra la falce borghese e il martello capitalista ma oltre i saloni e le porte girevoli c'è solo un piano di un film muto.Quanti alcolisti son nati con la parola?nel cinema,in radio,nell'evoluzione stessa,siamo tutti frammenti di spalle larghe disperse nella Columbia film.I diritti riservati li trovi nei garçon squinternati dirigenti di Montmartre,io strangolo le viti e schiaccio con i piedi da pagliaccio l'uva pronta a farsi vino,solo così sfioro Augusto,solo così bacio l'ebro.A Bruxelles niente di nuovo le statue pisciano e gli uomini pisciano sulle statue,le pubblicità abbondano e i fogli si svuotano.Lui in pigiama azzurro,lei in veste da notte rosa e un letto abbastanza largo da scampare l'uno all'altro,un cane morde il divano nuovo di zecca e loro cullano il pio disinteresse a vicenda grazie a un collare a quattro zampe nero con calzini bianchi.Rosolia sale le scale,Rosolia scende le scale,Rosolia sale le scale,Rosolia scende le scale.

mercoledì 16 giugno 2010

Riprendere Berlino

Girovago con l'anima in spalle,con l'arma dietro il mantello,tutto attorno è un tetro contorno di fumo,i lapilli zampillanti piovono ma con estro mi destreggio per le terre vesuviane,un monte piatto si tira verso il mio baricentro,sono folle e stai certa che cerco gloria.Tapperò le falde che crepitano nel tuo cuore d'argilla,rimescolerò gli elementi per dare all'ago l'agio meticcio,burlerò il tempo con pie illusioni,gli chiederò l'ora e lui sarà in panico te lo assicuro.Voterò radicali per i capelli in fiamme,le scodelle sul tuo cranio saranno buffe come i salvagenti,viaggeremo nelle strade dei timorati di Dio,racconteremo storie di draghi e flaconi ai nostri figli per cullarli,saremo una famiglia con cucina e lavello,io sarò padre modello,tu senza borse degli occhi,senza cervicale o alcun male.Avrò cura di te e dei tuoi molteplici cuori,soffierò le tue tempie e lascerò che il vento strappi via le paure,saluterai i tuoi mostri e verrai con me fra le mie ali.Prepara la luna.Il sole ci aspetta.

mercoledì 9 giugno 2010

La palafitta

Il metronomo scandisce l'orizzonte visto dalla palafitta,tra due giorni abortirò i pensieri malsani in una pipa scolpita da una roccia e fumerò dell'erba rubata ai verdi pascoli,sarò crudo e macilento scavato in volto da topi aguzzi e dentiere di volpe ma non avrò turbini alcuni fra i cerchi del mio cranio.Sarò ricco di luce,stella o lampione che sia,schiarirò la voce e dirò in versi tondi e fluttuanti l'allegria,sfuggirò a quelle miniere lunghe settimane e brucerò le credenze cementate dei proiettori,la seta dei muri sottile e similtrasparente basterà per prolungare le distanze,la stanza continuerà ad essere l'inferno ma la disinfestazione avrà atto,basta scarafagi e corpi astratti per quadri,tra due giorni sarò artista e l'esperienze serviranno,tra due giorni sarò comunista e le fantasie serviranno,tra due giorni sarà oggi e avrò paura di domani 

domenica 30 maggio 2010

Elmi magnetici

La fisionomia dei caduti e dei peripatetici giovinetti dotati di elmi e corazze si somigliano,possono però entrare in un locale del porto e chiedere stupide chewing gum per l'alito del mare,possono fornire baci e altri baci per una notte oppure altro,fra i vicoli di borgata possono nascere amori fra palpebre ilari o semplicemente lettori ai quali scrivere.Gli ambagi pianti che si espandono al mattino di addii mistici,sensuali,carnali e da maiali rivestono la paura dei buffi crani sottoposti a elmi magnetici che li guidano alla morte.Meglio morire per Allah che per la Democrazia.Quelli che riescono a scappare dalla certa morte vengono considerati schivi d'ogni gloriosa impresa chi decide di morire sarà per i posteri Lare(anima deificata di un antenato) e se per caso e fortuitamente torna a casa leggermente storpio avrà un aratro a  rotelle che lo condurrà nei bordelli che in onor di patria dedicheranno sconti sulle tariffe per i reduci.Dove sono le fiamme di valore della guerra,quelle date al codardo hanno così poco senso,sono così fasciste.L'odio indomito inculcato che scuri e pochi solcano ogni giorno e arano ogni povera mente incerta è la miseria unica che dona sopravvivenza a chi vive e morte a chi sopravvive.I mesti abbracci ai parenti contenti,le foglie schiantate e i lieti addii donati alla melma nella quale si sguazzava non sono altro che poveri versi di Sacre memorie o appunti di psicanalisti ricchi come la guerra

venerdì 28 maggio 2010

Impudico Involucro

Vivo al limite del baratro e tutti i consigli che dispenso sono solo parole in forse nate dal fondo di un bicchiere.
Vivo di scosse sentimentali smuovo il silenzio con lattine e pentole di cartapesta.Vivo lucido e pronto allo scontro sempre,uccido amici nel sonno e tifo per il mio gancio destro.Ribollo nei semafori in ristrutturazione,rubo i paletti a Minerva e dedico foto al classico.Sfoggio confronti fra Ulisse,Dante e Godard imponendo il disprezzo come valico ultimo post amore.Ammazzo il tempo conscio che lui ammazzerà me,reco le mie spoglie sulle spiagge sperando che il mare salga a raccoglierle,un pescatore le farà sue e griderà al miracolo.Grido solo quando sono calmo in quanto è l'unico modo per cogliere la vertigine e renderla s.p.a.
Non ci sarà un'altra volta con le amanti e ce ne saranno troppe con le mogli ma di tutto questo lei mi dice che "La neve se ne frega che "Le lettere d'amore nel frigo" verranno dominate dalla frutta e che la poesia piangerà la sua morte.Lei guarda il mondo dal balcone io volgo le spalle ad esso e frugo fra le miserie del mio impudico involucro,sono venale con me stesso,non recherò più turbine alcuno al mio baricentro,resterò così fermo che il vento si sentirà inutile,ascolterò l'universo e lo racchiuderò in un unico mistico verso perchè solo chi è solo può dire del mondo grazie alla regola dell'estro e del rovescio.

giovedì 27 maggio 2010

Letto Greco e Bastardo

i pavimenti assonnati mi rimboccano le coperte,sfreccia una Ferrari lungo la strada una scritta sotto di essa compare e dice:Ferrari quando un uomo è un marchio.Io sbatto le tempie e proseguo lungo il sogno desiderato,auspicato.Niente da fare.Accendo la tv e vedo consigli per gli acquisti,per il tuo bagno scegli scopini Dior oppure passa all'Ikea dove se sei censurato ti ripuliamo il tutto a un modico prezzo o ancora vieni alla prigione della contea dove ti aspettano le veline.Inizia un documentario della Guzzanti su RaiOt.Capisco che sto sognando.Mi sveglio e di punto vado in bagno,piscio a ritmo lento ma costante sono contento che il pene non faccia storie e che le infezioni siano passate senza essere andato da un esperto.Non mi sentirei di certo a mio agio.Lo sgrollo fino all'ultima goccia le giornate così cominciano e così finiscono.Bevo tanto perchè domattina devo alzarmi presto,tecnica indiana,la necessità di orinare li costringeva a svegliarsi in anticipo e così attaccavano in anticipo il campo nemico,io domani devo solo montare un canestro per studiare,studiare qualcosa che non mi va come a nessun'altro.Chiamo i vecchi amici qualcuno sarà sveglio,ecco mi risponde una zeppola,sono lì fra 5 minuti e fanculo al sonno.

martedì 25 maggio 2010

Scendi Amore

Sorge il sole a scatti come il commodore,la quiete dell'alba è risaputo che ha poca vita,ritrovo vecchi quaderni cancellati scritti in stampatello da ubriaco,sono piatti e i contenuti mal interpretati da me che son sempre lo stesso eppure son diverso.la città dorme ed è fluida di netturbini spreconi,di ubriachi rallentati e sirene blu che fischiano nella loro area di competenza.Amore scendi,scendi amore mio,sono due ore che ci urliamo odio e sfide impossibili,scendi che c'è una sfumatura di cielo mai vista,che l'estate sta per prendere forma dopo questo grigio vilipendio sotto falso nome,non chiamatelo Maggio,ce ne vuole di coraggio per credere che sia davvero il mese della Maria.Scendi amore che le rose sono piene di buchi di bruchi e le farfalle le divora il tuo gatto ritardato,scendi amore che anche se mi odi mi ami e i contrasti per quanto strani son vitali,scendi amore fuggiamo da questo Horror Vacui che ci circonda,Sinisgalli ci capirà,Pascal è solo un lattaio non dargli retta,se ieri guardavo lo specchio e pensavo al suicidio oggi mi faccio la barba che non me ne voglia Govoni.La mia camera sentimentale non ha crepuscolo bensì alba,la mia camera sentimentale è una stanza dove ogni ragno danza e tu sei la benvenuta nell'involucro di jeans abbandonati nei parchi,nel motorino giallo asfissiato,fra le macchie di sperma in questa aura dove la vita è eterna

domenica 16 maggio 2010

Si stava meglio quando si stava peggio dissero 100 anni dopo dei topolini

Eravamo a Roma per un incontro con altri topi,rinchiusi in un manicomio io,lei,lui e l'altra lei insieme ad altri io,lei,lui ed altre lei,decidemmo di essere noi e venne dato il via alla Prima Internazionale dei Topolini.La sala era addobbata a festa e pronta a discutere di qualunque discordia si fosse presentata nei documenti emanati on-line per tutte le fogne d'Italia.Lei mi dice di andare un pò fuori e di essere noi esclusivi per cinque minuti anzichè noi totali,questo suo monito era il seme della prossima discordia collettiva,lei mi conduce in un luogo verde scuro ricoperto di alberi grigi,una luce soave la illuminava istigando il crollo dei miei ideali,questo martirio volgare quale congiungersi nell'atto fatale,era stato rigorosamente vietato dai ragazzi della Lega AntiSesso ma sarà stato il suono delle campane,la lapide di mio padre,il cimitero olandese ma nessuno dei due era impacciato,le anime in simbiosi tramite le nostre code si solleticavano fino all'esplosione ormonale dissimulata fra la nebbia.All'interno della sala ovale un tumulto fu avvertito,era lo squittare di noi che si dilaniò oltre il bosco funebre e si dedicò all'espansione di sè fino a perforare il formaggio sacro ed a suscitare un dissenso dei compagni.Un dissenso che duro poco e una sindrome di squallore invase le giovani menti dei topolini che si dedicarono alla pratica sessuale sempre insieme perchè è certo che di noi si tratta anche quando si è in due,perchè tutto è possibile quando le code fan scintille.E così la Lega AntiSesso fu abbattuta e presto anche i ragazzi decisero di farlo,peccato che fra questi nessuno fece mai l'amore in quanto tutti schiavi di un'idea collettiva immotivata e susseguita da votanti che gridavano ancora:Cari Compagni,militiamo insieme e nessuno potrà fermarci dall'oblio funesto,al lavoro e alla morte.Studiamo il documento sessuale e diamoci da fare.

sabato 8 maggio 2010

MetrOceano

Sulla linea S della metro un uomo con la giacca si strappa le bretelle per la rabbia,ha scavato nei miei pensieri e ha colto la mia incapacità d'amare,la costante ricerca di stimoli,l'uopo di fughe irreali verso il metafisico,la banale voglia d'oltreoceano.Una donna anziana con i capelli rari e sparsi lungo lo scalpo si strappa la gonna ha colto la mia incapacità di perseguire un obiettivo,di fotografare l'istante e di renderlo indelebile,la cupa aggressione della tristezza che mielosa avvolge la criniera e il mio occhio,la resistenza soave della costante quale la felicità,il continuo sovrapporsi del cielo di cartapesta e degli scogli sorridenti contro la malvagità del mondo.Esco dalla metro e giungo a casa sua,lei mi aspetta già sulle scale,freme,vuole dirmi quanto mi ama ma non è più viva,vive una paralisi di gomma che la rimbalza fra i sudici vicoli aromatizzati di urina e cosparsi di siringhe.Vorrebbe fare l'amore con me,strapparmi gli stracci che porto a dosso e accendere una candela per ogni bugia che ha detto.Incredibilmente la stanza è illuminata,nessun lampione in rivolta,solo la sua calda bocca che si struscia sulle palpebre di me uomo e vecchia,di me in linea con la falsità,limitato a dire con convinzione ti amo altre due volte e mi sparo,altri due bicchieri e son salvo.Al prossimo ti amo giuro che mi ammalo.Ti amo.

lunedì 26 aprile 2010

Guardando il balcone di via Fratelli Palumbo

La notte è muta,sono io,silente e pensoso,gli unici rumori sono le mie boccate di fumo e un gatto che struscia fra i bidoni di latta.Si vedono poche stelle dal balcone,giusto quelle famose,quelle che ormai son stanche d'essere in prima fila.La luna costeggia a lato del mio occhio sinistro,strizzo gli occhi due volte,un pò di polvere ha inceppato l'ingranaggio.Guardo in alto s'è capito,l'aura delle luce artificiale compie il proprio dovere,un lampione però sfuma.Scommetto con me stesso il sesso dei passanti,ne passano pochi,ho il 50% delle probabilità,a volte più.Passa una coppia di rumene ubriache,queste irrompono la quiete,sbattono contro un garage e fracassano una bottiglia nei pressi del bidone,il gatto scappa intimorito,le donne ridono alla vista di un ragazzino,avrà appena sedici anni.Gli urlano contro italiano di merda ma lui non sente,ha le cuffie che sovrastano le loro voci,si avvicinano vogliose,questo non si rende conto,lo prendono per una delle sue lunghe chiome bionde,lo gettano contro una porta e lo graffiano in viso,prendono una padella dai rifiuti e lo obbligano a leccarla,poi la sbattono in faccia,questo urla,getta grida di aiuto,sollecita qualunque anima nei dintorni,mi fissa ma ormai è tardi sono ipnotizzato dai rumori,ho smesso di guardare da un pò,riprendo ciò che stavo facendo e riaccumulo i pensieri,torno a guardare in alto.

lunedì 12 aprile 2010

Marcia indietro(speriamo che una gallina passi)


La spazzola istrionica coglie i cumoli del venerdì sera,la sera s'era messa male, chiesi a delle vecchie puttane dov'era la sagra delle galline, queste mi rispondono estasiate, il tragitto è lungo la statale 16 e il pavone ancora dev'essere spennato, la tradizione è viva nelle loro gonne sotto il ginocchio, nel leccare l'asfalto oscultato dal riverbero prodotto dal passo del sacerdote. Se fossi giovane sarei adatto per Pasolini, mi scoperebbe su quella transenna che Rodano ed io abbiamo interrogato,lui dice di vedere un cinghiale con lo smocking mentre io annaspo in una porchetta, il paese ci ha travolti. Crotone mi illumina d'assenzio rifiutando il solito wiskey, oggi è tempo di vino, oggi è tempo di tammorra. Carmen ha mal di stomaco,il vino casareccio che abbiamo comprato brulica nelle viscere e gli ormoni sono fuori. Chiudo uno spinello con un senegalese mentre attorno a noi la piazza prende fuoco, un bimbo suona con Crotone, canta la sua terra,in un viscerale tormento causato da lampi e tuoni che gridano distanza dall'uomo e dal cemento. La serata è sull'altare, le vecchie bestemmiano contro i pulcini, non sanno degli ormoni anticrescita, non sanno di greenpeace, non sanno nulla, vogliono trentamila lire, rifiutano gli euro e votano conservatori, piango mentre rido.Condotto il ritorno all'auto, dopo ore di cammino per rintracciarlo, ci spalmiamo sui sedili mortificati dalla multa per non aver pagato la dogana, i forestieri sono polli, le nostre donne son galline, nella loro trappola ci siam cascati senza vasellina, nei nostri deretani ci son caduti tutti e sono riusciti solo per poi rientrare, nonostante ciò, una gaudiosa e ilare serata.

venerdì 9 aprile 2010

All'Ufficio di Collocamento

Ero all'ufficio di collocamento,l'astinenza di alcol volgeva alla gola,il contrassalto urgeva.Cercavo lavoro in quanto licenziato alla fabbrica di sottoaceti vicino Nowille.Sognavo in principio di diventare reporter,per due anni studiai alla Scuola di Giornalismo di Placedeadland ma all'ultima sigaretta mollai i miei studi per una vecchia sessantenne di cui ero invaghito che poi mi lasciò per uno più giovane,addio Nonita,ripresi a fumare dopo il trauma.Un'assistente fa il mio nome e sollecita di attendere senza agitarmi,con il capo lascio intendere di aver capito e lei scompare di incanto.Un uomo al mio fianco è privo di mano ma dell'altra sa cosa farne,una bottiglia di jin,di quelle che compri solo quando trovi i soldi e ne bastano pochi.Lo scruto,la pelle scura mi svia sulla possibile età,credo abbia una sessantina d'anni,il viso è contornato da una folta barba bianca incolta che copre buona parte delle sue emozioni eccetto la costante della sofferenza,mi offre la bottiglia e dice di essere discreto in quanto fra queste mura non è tollerato il bere.Neanche il tempo di avvertirmi che un uomo si accorge di noi e accompagnato dalla sua giacca ci prega di uscire,entrambi come due bimbi rimproverati dalla maestra poco autoritaria ridiamo,la giacca del tizio copre un trucco,mi sopraggiunge uno schiaffo furioso ma privo di forza alla guancia sinistra,lo stendo,trucco svelato,era un coniglio.Io e il negro ci stendiamo in strada,Ak parla della sua vita con lunghe pause.La sua parsimonia nel raccontare frammenti di esistenza mi commuove.La sua mano non è più un mistero per me.L'alba è sorta e le nostre strade si dividono.

lunedì 5 aprile 2010

Me Dio Cre o Me Dio cre o

Affanno il respiro con autocontrollo,la fretta fredda è composta così
-Narratore scritto da Marco Mastrandrea
-Le musiche le ha composte Luigi Attanasio De sio
-La scenografia è un'opera di Pavlin Pavel
-La regia è diretta da Oscar Sconsigli

Suono di sveglia,un camion si sposta dal letto,io m'assopisco ancora nudo fra le lenzuola,il motorino s'acceca fra gli arachidi anarchici e Saturno è ancora lì in bella vista.Scuoto la testa ancora un pò confusa,il baccano di ieri a sconquassato le membra e le orecchie girovagano ancora su pianeti sconosciuti.Squillo di telefono,cigolio di porta,urlo disumano.Scendo di corsa le scale e trovo mia sorella in lacrime in un angolo,il viso è sfregiato,l'autore posso immaginarlo da solo.Dice di essere sbattuta contro l'ennesimo spigolo,in fondo a scuola dicevamo sempre così.
-Cos'hai al braccio destro?-
-Sono inciampato mentre studiavo-
-Ma tua madre ti aiuta con i compiti?-
-Sì-
-E da quale lato si mette?-
-Al mio fianco.Il destro-

Oggi nostra madre non c'è più,è ancora al Bar del Centro a farsi palpeggiare da stronzi,ubriachi,bastardi,tossici,avvocati,pensionati,stronzi di immigrati.Il suo compagno è sbronzo,mia sorella minore è in una veste di seta sottile,il suo indumento preferito,supersonico,nessuno poteva oltraggiarlo,con lacrime e sangue.Eppure qualcuno l'ha fatto.Eppure qualcuno ancora sfugge da me perchè troppo ubriaco anche di prima mattina per poter tenere testa.
I vigliacchi come lui si riuniscono al Bar Francia 98 dove bevono,giocano a bigliardo,tutti guidati dal furore accecante che rende l'uomo bestia,i puri bisogni,vacui piaceri e nessun dovere.La scala gerarchica di questi beoni è composta da Joe La Salamandra che sguscia dai letti durante la notte con un coltello di marzapane,Frank La Seppia giocatore d'azzardo incallito che narra di aver vinto al suo tempo 30 milioni di lire a Emilio Fede,Ricky FieraGamba,vedovo di moglie e reo di essere lui l'assassino,le prove però non sono mai pervenute al giudice,Il Cammorrista psicolabile elemento convinto di essere un gangster e in compenso sniffa tutto il giorno la farina,Lucio Drum uomo che compone svuotini di erba spacciandoli per tabacco aromatico.I boss sono Buddah e Allah,quel fottuto musulmano che mia madre ama tanto e l'amico che se la sbatte per concessione di tanto in tanto.Entro nel bar con la beretta,sono vestito da chirichetto e urlo forte vendetta.Questa storia come al solito si dovrebbe concludere con la vendetta e la piramide in terra tutti gerarchicamente morti ma questa volta no.La mia vendetta è cieca,non ha un piano vero e proprio,come ogni Amleto la fine è io scivolato sulla macchia di sangue di Joe Salamadra,Lucky Strike con un cranio perforato,Fieragamba che ora si chiama LungoBusto e Allah e Buddah che non lasciano respiro più lungo di quello di una vendetta sognata e improvvisamente scivolata in terra in un tumore a spirale e coinvolgeva me,la vodka con ghiaccio di Saturno,mia sorella doppiamente in lacrime,mia madre consolata da Allah e palpata da Buddah ed io ad invocare Dio,distratto e con il cellulare spento,al suo ennesimo giorno di vacanza.
Suono di sveglia.

giovedì 25 marzo 2010

Il latte e le nazionali senza filtro

Rivesto le fronde con nuove foglie liceali,attendo che l'alba sfugga dal mio fegato per fare ritorno a casa,fotografo il classico ramo in perdita dell'autunno e m'assopisco supino fra le grotte di Silicio.L'instabilità ilare e gaudiosa struscia fra organi composti da aldeidi ventricolari,il basso ventre sporge verso le ragazze nel forno,io cuoco ignorante ne rubo una e le strappo la verginità a morsi,la più piccola che aveva una verginità parziale invece l'assumo.Le abbasso la corta gonna a quadri azzurri,sollevo il grembiule d'onore e calo il calzone,lei frigna come una neonata.Glielo struscio così giusto un pò per metterla a proprio agio,la rassicuro promettendole una sigaretta,dice che non  fuma,lo farà.Le smorzo qualche tentativo di ribellione,le ordino di annaffiarmi con pioggia dorata,le calo le calze,piange tutti i colori anche quelli invisibili,sembra una bimba di prima elementare.La svesto della camicetta,lecco i capezzoli piccoli,turgidi e scuri,attendo che lei si renda conto dell'impossibilità di fuga,ora beve il bicchiere di latte posto sul tavolo e si sporca il labbro superiore,mi guarda coi suoi occhi verdi con riflessi violacei,accenna a un sorriso,ora è una quattordicenne,è pronta a provare.Penetro la stretta e corta fessura,lei strilla ma non pare arrendersi,mi sputa in faccia,le schiaffeggio il viso ripetutamente,ora è docile e comincia ad intendere.Leggo il suo volto e capisco che l'assale il piacere,la lingua si muove lenta,è golosa,decido che ora è maggiorenne,è libera di scegliere il suo futuro.Presto-pronto,mi prega con rabbia di non fermarmi,di continuare,io mi fermo e me ne vado.Il giorno dopo era di nuovo al mio locale,con il latte e delle nazionali senza filtro.

lunedì 22 marzo 2010

giovedì 11 marzo 2010

Il movente

Ricevemmo un gallone di vino dalla signora Musaccio, il motivo era difficile intuirlo visto il bidone che le rifilammo mesi addietro, Mastro le vendette un'aspirapolvere senza motore e un porco simile a un topo, non mangiavamo noi potevamo mai nutrire lui? Insomma la ragione del dono le chiedemmo a Raul che in linea con la sua fede nell'umanità incitava a defilare i nostri dubbi machiavellici e di bere e brindare al nome della signora Musaccio.
Scoprimmo che quel bastardo di Carlos regalò il crocifisso d'oro di nostra madre, era ciò che ella stringeva al petto dopo ogni nostra catastrofe, era ciò che la nostra povera nonna le lasciò prima di morire, ad una ragazzina smorfiosa dagli occhi tanto dolci quanto stronzi, la puttansuora, Carmelita de Loyola.
La scoperta fu un trauma per nostra madre, io codardo mi rifugiai nell'angolo del bosco per alcuni minuti, poi tornai col sangue agli occhi, ero deciso a fargliela pagare a quel puttaniere senza palle di Carlos, andai in camera del compagno di nostra madre, sapevo che sotto il letto in uno scrigno vi era la sua rivoltella, era di suo nonno, la custodiva come un reperto sacro. Mi chinai per raccogliere lo scrigno ma l'azione fu vana, qualcuno l'aveva già presa, scesi per strada e mi recai alla piazza in cerca di Mastro, ero certo fosse stato lui, ne ero sicuro, Carlos ancora non era a conoscenza che il suo sudicio segreto fosse stato svelato, Raul non avrebbe mai fatto del male a una mosca. Chiesi in giro se qualcuno avesse visto lui o Mastro, qualcuno mi disse che Carlos era al porto con la bella Carmelita. Corsi con le lacrime gonfie di rabbia sulle spalle, volevo il sangue, le sue viscere dovevano schizzare fino al cimitero dove giacevano i resti di nostra nonna, fino alla cucina dove mia madre preparava la cena per tutti,fino al cielo dove qualcuno senza farsi pregare avrebbe dovuto garantire il perdono senza pentimento.Lungo la strada trovai Mastro ubriaco con il gallone di vino del peccato svuotato e con un ridondante rutto condusse il suo eco fino alle sirene del mare e diceva -Voi donne siete tutte puttane!state alla larga che vi uccido con questa spranga-al momento di dire questa frase afferrò con veemenza il suo pacco triste e raggrinzito dal vino.Gli chiesi se sapeva qualcosa della rivoltella ma non ne sapeva niente,speravo l'avesse lui,corsi al porto con la rabbia un po' scemata forse a quel figlio di manzo di Carlos non l'avrei ucciso forse avrei fatto in modo di farmi restituire il crocifisso come di sicuro avrebbe fatto Raul. Il porto era lì davanti ai miei occhi,il sole calava,le barche stavano adombrandosi, nessuna traccia delle sirene di Mastro, sul molo però mi fu difficile non vedere Carlos il Bastardo giacere in terra in una chiazza di sangue causata da un buco in petto fatale partito da una rivoltella a me familiare, fra le mani di un mio fratello, il più piccolo, colui il quale ha sempre pianto e non ha mai fatto del male neppure a una mosca. Raul!
Mi parve diverso,il suo volto cosparso di piccole macchie di sangue che lo esaltavano, la rivoltella ancora fumante gli tagliava il viso in due,noi tutti quel giorno conoscemmo qual'era il volto di un ragazzino represso che si è mostrato uomo lasciando a Carlos la sua inutile carcassa accanto a quella della puttansuora, la bella Carmelita de Loyola, trafitta nel cuore senza metafora alcuna, trafitta da un ragazzino che ha ucciso il suo fratello maggiore e nel farlo divenne un assassino. Il più famoso. Il mio fratellino.

domenica 7 marzo 2010

Il profumo batterico

La platea raffreddata attende il mio sopralluogo,sono in ritardo e cammino da tanto,ai piedi di questa città si chiede solo un po' di acqua distillata,di catene per i posteri e freni a mano per non sentirsi adulti.
Lungo i sanpietrini maltesi prossimi ad essere demoliti ritrovo una vecchia amica,la classica vecchia amica che passano gli anni lei cambia a seconda della moda ma resta sempre la stessa insicura e truccata male del primo incontro casuale.
Lungo la pavimentatura a righe in avorio della lungomare trovo un numero pari di barboni legati da patti incisi su tombini,su pietre e marchiati a fuoco sulle braccia autunnali,io triste leggo senza curarmi del motorino che mi investe,sono triste e lo so,cammino ancora giusto perchè il sonno si affacci con uno sbadiglio.
Ora il portone mi fissa,ma io ho in mente lei in un bacio eterno condensato da immagini furtive nella mia mente,la rosa chiusa e nera,per i pazzi e per la galera,quella acerba e viola perchè l'amore frega la malora,quella rossa e matura perchè la felicità è una costante duratura,quella bianca celestiale perchè è l'unico motivo per cui tutto questo vale.Ora sono in tivvù i semafori ristrutturati sono lontani ed è certo tempo di guidarsi cauti e ambiziosi verso il tedioso domani

domenica 28 febbraio 2010

La catena sognata

La fiala sognata,una di quelle dense di metadone e petrolio,di metano e zafferano,una di quelle che lo stomaco si svuota e il cuore soffia,una di quelle che ti fan risparmiare l'unico padre,le mille botte di stress,le continue aspettative e il sesso con un australopiteco.
La fiaba sognata,una di quelle che senti in genere dopo le fiale,con folletti a guidarti nel lungo sospiro folto di ciuffi verdi stimolati da lune basiche prive di morale,si una fiaba priva di morale,un proiettile nel sistema solare,nessuno cambia eccetto la tua mente.
La fuga sognata,è invece quella che risolve tutto,c'è solo sangue,urina,sterco e quant'altro di materiale,nulla che rassomigli allo spirito,nulla che fiuti l'indizio giusto,solo ginocchia in volo e peli irti verso il parcheggio di dio.
Ma la realtà è del tutto differente,si evolve in un cacciavite a stella,in promesse sfiancate e rutti,palpeggiamenti,stronzi,bastardi puttanieri,venditori di rose.
C'è chi cucina lumache,io uccido uomini,chi possiede la ricetta si presti pure sarà un piacere del tutto mio servire i truculenti fra sangue e crema....in fondo mi piace pensare che alcuni ancora vivi siano solo poveri morti traboccanti di dolori.

sabato 27 febbraio 2010

Piazza Duomo

La notte si affaccia silente su un arco posto nei pressi del cielo,Dio veglia sui gatti e sui citofoni,si intravedono delle scale,addobbate di una luce antica e leggera quasi di cera,non c'è mai nessuno che le sale,mai nessuno.
Scorrendo le scale ora coperte dagli occhi della notte una triste campana ride della luna,imbarazzante è il cantico sulle curve della prima e sulle macchie dell'ultima,la campana ride ma poi rintocca,il suo mestiere consiste in intervalli continuati utili agli uomini d'un tempo di certo non agli esseri digitali.
La campana è gelosa le sue urla orgogliose scemano al confronto con quelle di una coppia eterna che getta il lichene  in faccia ai dirimpettai,ai giullari e al grano,questi si sfiorano in un t'amo,riprendono però nella loro lite,andranno a casa senza pace alcuna e il cuscino sarà tritolo,nessuno dei due dormirà e sarà di certo colpa delle urla orgogliose che tergiversano nel silenzio nel quale la notte si è affacciata.

venerdì 26 febbraio 2010

Pianura devastante

Un dinosauro vacilla lungo il corso,attorno a lui manichini d'ossa,snodati,questi lo pedinano in cerchio,lo scrutano ma non inciampano volano i tombini.I sanpietrini maltesi in terra tentarono di guidarlo attraverso le loro traversate passate,le storie vissute,di quelle educate,insomma,fiato e muscoli forestali.
Lo squamoso essere s'infiltra con l'occhio nella stanza centoventitrè,incontra due ragazzini,questi hanno diciotto anni il giorno scorso compiuti,i violini lasciano scie luccicanti fra le lenzuola,traendo in inganno l'imbarazzo che li conduce,si sfiorano,si amano o forse no,quel che conta è l'eterno momento che questi stanno vivendo nel bigotto inferno che Gatto apostrofò eterno.
L'uomo rex schiuse lo sguardo dall'aula e mirò l'orizzonte,vacuo e assente,sorge una stella,si addossa il sole e prosegue lungo il cammino.

venerdì 19 febbraio 2010

Compagni di strada

M'abbandono nella quadrata terra in cerca d'altri sguardi rigidi,d'altre pestilenze da porre sui semafori ristrutturati di questa breve città.I bicchieri d'ognuno son prosciugati dal catrame,dalla nicotina,apparecchiamo bare per mestiere,c'inzuppiamo inermi fra la corrente avversa.
Una possibilità di scampo c'è,le penne d'assalto scendono in campo,oro nero fra truculenti partiti,misere puttane e vesti gravitazionali,saremo fulcri almeno per le nostre coscienze,rovesceremo i tetti saldi e rinsalderemo i cavi tremanti,vivremo di salvadanai morti,bruceremmo le fuoriserie lungo le tangenziali,suoneremo per i casellanti e li condurremo assai distanti.
La nostra tratta scoperta è un ode al rock,un inibito pornonirico,il devasto del velo nuziale,gli inceneritori  golosi saranno dei nostri e il fiato non avrà più paura e diverrà vento a favore.
Compagni di strada,di fame,di sete e di altre miserie rendiamo univoco questo foglio con mille calligrafie,con milioni di nasi e trasmigriamo il sarà in quel che è,basta navigare nel tempo con fatui se.

lunedì 8 febbraio 2010

Lapilli insecchiati

La nostra complicità ci immergeva in lapilli insecchiati che ripulivano i panni precari e gli stracci in pensione.Eravamo fluidi di carbonio innescati fra le cinture,la candida volgeva alle caviglie e le conchiglie istrioniche s'accasciavan sulle guance delle puttane.I pavimenti di suoni narravano di cieli zampillanti e sguattere sognadiamanti,le luci dei carboni non davan fiato alcuno alla miseria.Le cantanti di fine corso s'infiltravano fra la cera calda al tocco e le sedie ridotte invocavan giustizia solenne al quarto rintocco della funebre veglia.Le nostre giacche insopportabili sotto il tribunale davano fiamme sulle quali piovere,i centralinisti minimali avvolgevano la voce e iniettavano il messaggio per la Rai.Noi fuori da ciò e copiosi di baci eravamo in treno al mattino,ci attendevano ad Aosta per inaugurare i posacenere della vagina lasciando ai vivi il solo tremito di un'angoscia sulla pelle.

giovedì 4 febbraio 2010

La domestica

I comunisti bruciati fra la melma della piazza,nessuna lattina nel perimetro,fuori dal recinto indiani neri a vender fazzoletti ai semafori calpestati,le rose delle Dolomiti gioiscono ogni martedì e la schiena di lei ricurva prega la notte di Cristo.Ragazzi nel vicolo a pisciare,fumare,scopare e soliti a iniettarsi fiale,la mia nonna risale l'incenso natalizio è evaporato in anticipo,l'odore dell'infelicità rende il doppio.
Due case,due cessi,due fogne,due topi,due fiumi,due oceani,un cielo nero,audience mozzafiato.A Sanremo l'antidoping,in parlamento pusher e fotografi fanno i miliardi.
Dell'eredità culturale cambiano gli attori e regista ma i fattoni e gli amanti della pista grattano ancora il culo alle scimmie avare della scatola magica.

mercoledì 3 febbraio 2010

Sovietica donna

La mia tregua non ha condizioni è un vuoto che si inietta senza precauzioni,getta l'aria in propulsioni voluminose scandendo così i pendoli impellicciati.Guardo la terrazza dalla terrazza sei nuda,il tuo corpo è affamato e la sete di neve si adagia lungo il pesco maturo al tuo fianco,sei un medico,sei un arco di scintille che adempie il gomito posto sul ginocchio.Le mani sporche piovono dal cielo,il viakal attende la miracolosa morfina,c'è chi ha perso la vita per documentarti e tu lì,muta a mirare la danza del cielo reincarnatasi in te,il fuoco intorno non scioglie la tua brezza,la tua luce il mio mare,la tua fortezza sta nel governare,la mia salute è nel brindare.

venerdì 29 gennaio 2010

Rabbia nucleare

Torno fra cumuli di macerie a mescolare polveri sottili infatuate fra cortili stretti e lucertole acide,queste inghiottite dal mio spirito cannibale.
Il posacenere aguzza i denti e divora i cocci verdi di bottiglie d'abbazia,il cielo è pronto a pagare l'aborto,sono violento e crudele non ho mercanzie nè armi nucleari,solo esplosivi comprati al mercato dell'argento.
La porta di Ishtar salirà su Babele e violenterà tutte le regole carnali,io farò di Venezia una fiamma a specchio nell'attesa che tu goda,verrai a me sguattera,bagnata fra i colli da me sognati.
Caro lettore,
                   nei tediosi giorni sarai mio complice deciso a progettare le altrui morti.
                                                                                                                                   Macrom