La pelle è priva di piacere, le tue labbra vegetano sulle mie, eppure i crateri del corpo mi rendon men che morto-riprovo-acrobata triste cerca brigatisti e proprietari di visi, precursori di fantasmi e candidi sorrisi.
Eppur la pelle cangia stile gelando i vecchi umori in pensione, si riattiva il pensiero dell'immaginario, il giardino incantato è forte di streghe e folletti curiosi, fantini e versi mancati, azzurro e sereno, chiarore apollineo e oscurità dionisiache, le bimbe allegre e i sentimenti più semplici.
Il karma non è altro che superstizione intellettuale. Io l'ho ucciso e sono ancora vivo, respirami Dio e avrai un senso, senza remore o timori odio i passati e i nuovi, vivo per pochi spicci, suono e canto sull'avorio del tempo, tolgo i fermi al piano e viaggio sotto l'uragano.
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