Arrugginito dalla politica della notte. Mesto dirigi la
socialità altrove. Ancora un giorno di militanza fra cantine asciutte e orzo
d’autunno. Quando s’ha fatto l’inverno, non ci davamo più bastonate, la legna
serviva a scaldarci. Lungo le pieghe della settimana, scordammo quale fosse
casa, tutte le porte erano plausibili. Mi dici Separiamoci. La giacca ce l’hai,
il resto no. E' il tempo di andare.
Girovago bussi alla ricerca di un pasto, con lo zaino leggero lasciato
in qualche feritoia in piuma d’oca d'occasione. Non ricordi in quale. Col piatto rivolto al petto, quando s’apre
la porta, lo porgi caritatevole. Sorridi scorrendo la dignità. Ogni buona donna
apre con calore, madre di cui ti scordi alla svelta, quando il naso inspira la
sottile vestaglia cadente, ti culli nelle braccia larghe e petto infuori.
Dopo il pasto ami la crema rivoluzionaria del limoncello di
campagna. Arrotoli il tabacco, pulisci i piatti, ti pulisci il piatto. Lo
raccogli fra gli altri. Saluti. Ti chiedono Vuoi dormire? Rispondi che Vuoi
sognare ma non hai sonno. Anche oggi hai mangiato, forse dormirai sereno, chissà dove. Ti basta un
pasto al giorno, meglio la sera così lo stomaco non farà capricci. Così non ci
saranno incubi e non avrai bisogno di madri. Potrai essere solo con una donna qualunque. Ma un altro
giro di stelle è iniziato, non ti immagini quali piume d'oca ti reggeranno. Non puoi tirarti fuori. Non hai paura. E' tempo di andare. Forte Ferro sei pronto per salire nella politica della notte.
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