Sono sceso da casa di Matilde perché avevo appuntamento con
Dario. Almeno è quello che pensavo. O quello che volevo pensare perché da tempo
tendevo a mentire per superare le insidie. O per meglio dire a allontanarmi
dalla verità un po’ per volta. Come una spirale costruivo attorno un percorso
scalinato che mi avrebbe condotto a quanto realmente ero. A quanto
corrispondeva la mia personale verità assoluta, oggettiva dentro e fuori di me.
Quanto risultato del mondo esterno e il mio universo interiore. Verso il
paradiso ponevo la puntualità dell’io maturo raccolto negli altri, giù nell’inferno
lo stallo in cui ero confinato. Legato sentimentalmente al passaggio della
crescita, provvedevo con lentezza all’età di mezzo. L’età in cui sono poste
delle strade da percorrere e tu ci giri intorno. Anzi giri intorno l’ambiente
con superficialità di approfondimento e celere a spasso per l’isolato. Cagnesco
ti aggiri attorno al palo noto, controlli la pipì altrui, vedi quanto si
allontana da te e provi a inseguirla, ma a sera torni steso al balcone di casa.
Almeno avessi guadagnato il caldo divano. Dall’ambiguità nelle scelte, la cura
superficiale di piccoli progetti, tutti insistenti che ti rendono nevrotico
giungi al prossimo passaggio. Fili la corda nel momento in cui tutti scattano al
verde fino a non sapere quante volte ti hanno doppiato. Ad ogni semaforo, per
nasconderti esploravi strade sconosciute, solo in quel momento, ti sei scoperto
esploratore. Perdere tempo, stranamente ti spiaceva. Ti innervosiva. Rivolgevi
parola e azione alla prima occasione. Mai così dinamico. Pensavi che il viaggio
ti avrebbe cambiato, che i viaggi fossero liberi da ingombri. O
quanto meno avresti fatto giri più larghi, non più lunghi. Lento ma senza perdere
tempo. Quando credevi di avere talento per qualcosa in automatico ritenevi che
fosse il grimaldello per raggiungere la verità. Forse la confondi con la
felicità ma non è così. Conta raggiungerla. Non è neppure benessere. E’
presente. E’ liberazione che ti rende felice dell’ossessione. E’ l’ossessione
la tua unica volontà di vita. Ma forse è l’ordine. Sei a un bivio? No, sei
ambiguo contorto.
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