Quante volte ho ferito con l’html, quante volte mi sono scottato
con la tastiera e il suo ordine di lettere caotico. Quanti materassi ho rotto
prima di soffrire, di morire un po’ ogni giorno, senza né alti né bassi, ma
solo con un lento sfiorire. Questo post è prossimo al silenzio, nessuno slancio
vitale, la mia, caro bit, è fiacchezza esistenziale. Estenuato dal mondo e dal
vivere ciclico e cadenzato, dall’io e dai suoi complessi, slego i lacci dal
doppio nodo e tolgo le scarpe, una per volta, prima la sinistra e poi la
destra. Via i calzini, puzzolenti e lacrimanti come quelli di un poppante. Un
rosario sussurrato al centro commerciale. Scalzo, i carboni ardenti, il mio
corpo spento s’arde per un momento, poi via cenere d’un coso con due gambe e un
naso chiamato marcomastrandrea. Cullo nel fuoco; libero nel fuoco m’adagio,
voglio adagiarmi…voglio adagiarmi in un tedio che sia infinito.
sacra bilis!
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