Suona la sveglia, è tempo di spostare la lancetta, aumentare
il percorso da compiere in ulteriori giri circolari; si rigira nel letto. Sogna
del dovrei vivere e del "ho dovuto vivere"; il vissuto moribondo e il vivere
assassino; dramma mattutino. Rimanda tutto, le carte da consegnare a qualche
delegato statale, gli amici, gli appuntamenti e il tempo. Rimanda gli incontri
con se stesso, con lo specchio e la vertigine.
Riempie le sue giornate di
impegni che non svolgerà, un modo per tenersi impegnato.
Non sente più gli
odori, gli dicono che la città puzza e lui la difende parlando
dell’amministrazione e delle persone. Gli dicono che quel palazzo inquina la
vista e lui racconta la storia di chi ci abita. Gli raccontano delle morti in
guerra e lui esprime i motivi del conflitto, ne prende posizione e giudica.
Non empatia ma cronaca.
Al ristorante non sapeva mai cosa scegliere, a volte si
affidava al prezzo, altre al conosciuto: il conosciuto! Amava per abitudine
mangiare sempre gli stessi piatti, la stessa quantità di cibo e con le stesse
persone. Il suo stomaco quando riceveva qualcosa di nuovo si ingrossava e lui
non dormiva la notte per indigestione; pensava e si puniva.
A volte puniva gli altri con cuore,
con rabbia, con repulsione dominante, con rifiuto e scambiando sé con gli altri: urgeva uno specchio ma
chi poteva offrirglielo senza ferirlo? Ti amo, le disse lei e altre mille; lui rispose sordo agli
impulsi, lesse il labiale e ripeté senza cuore, perfido in una malaugurata
buonafede.
Non sentiva, non provava, non gustava se stesso, le persone, la vita e
il mondo; semplicemente stava con le mille parole e i duemila pensieri a darsi compagnia. Parlava con una donna e pensava è lei quella giusta, chissà come
sarebbe viverci, magari sarà bello per questo, magari sarà brutto per questo:
immaginava e questo gli bastava. Parlava con un’altra donna e pensava è lei
quella giusta, quella di prima era sbagliata per questo: non mi capiva. Ancora
una donna e pensava al divertimento, alla leggerezza: guai a dirgli che credeva in una
vita insieme. Ri-circolava fra queste e poi creava nuovi circoli: non viveva,
immaginava continuamente.
Exit Post: Mai visse come un uomo, sempre fra le coperte, il mangiato
certo e mille dubbi d’amore; mai conobbe realmente l’amore, sempre incerto, mai
conscio, mai consapevole; mai fu consapevole, sempre in lotta con sé e con
mille altri sempre uguali; mai cambiò compagnia, donne, genitori e amici, una
casa e un soffitto a schiacciarlo ogni giorno, nella sua immaturità puntò a
sopravvivere; mai sopravvisse se non pensando a come avrebbe potuto vivere come
un uomo.
Continua il percorso: