martedì 25 maggio 2010
Scendi Amore
Sorge il sole a scatti come il commodore,la quiete dell'alba è risaputo che ha poca vita,ritrovo vecchi quaderni cancellati scritti in stampatello da ubriaco,sono piatti e i contenuti mal interpretati da me che son sempre lo stesso eppure son diverso.la città dorme ed è fluida di netturbini spreconi,di ubriachi rallentati e sirene blu che fischiano nella loro area di competenza.Amore scendi,scendi amore mio,sono due ore che ci urliamo odio e sfide impossibili,scendi che c'è una sfumatura di cielo mai vista,che l'estate sta per prendere forma dopo questo grigio vilipendio sotto falso nome,non chiamatelo Maggio,ce ne vuole di coraggio per credere che sia davvero il mese della Maria.Scendi amore che le rose sono piene di buchi di bruchi e le farfalle le divora il tuo gatto ritardato,scendi amore che anche se mi odi mi ami e i contrasti per quanto strani son vitali,scendi amore fuggiamo da questo Horror Vacui che ci circonda,Sinisgalli ci capirà,Pascal è solo un lattaio non dargli retta,se ieri guardavo lo specchio e pensavo al suicidio oggi mi faccio la barba che non me ne voglia Govoni.La mia camera sentimentale non ha crepuscolo bensì alba,la mia camera sentimentale è una stanza dove ogni ragno danza e tu sei la benvenuta nell'involucro di jeans abbandonati nei parchi,nel motorino giallo asfissiato,fra le macchie di sperma in questa aura dove la vita è eterna
domenica 16 maggio 2010
Si stava meglio quando si stava peggio dissero 100 anni dopo dei topolini
Eravamo a Roma per un incontro con altri topi,rinchiusi in un manicomio io,lei,lui e l'altra lei insieme ad altri io,lei,lui ed altre lei,decidemmo di essere noi e venne dato il via alla Prima Internazionale dei Topolini.La sala era addobbata a festa e pronta a discutere di qualunque discordia si fosse presentata nei documenti emanati on-line per tutte le fogne d'Italia.Lei mi dice di andare un pò fuori e di essere noi esclusivi per cinque minuti anzichè noi totali,questo suo monito era il seme della prossima discordia collettiva,lei mi conduce in un luogo verde scuro ricoperto di alberi grigi,una luce soave la illuminava istigando il crollo dei miei ideali,questo martirio volgare quale congiungersi nell'atto fatale,era stato rigorosamente vietato dai ragazzi della Lega AntiSesso ma sarà stato il suono delle campane,la lapide di mio padre,il cimitero olandese ma nessuno dei due era impacciato,le anime in simbiosi tramite le nostre code si solleticavano fino all'esplosione ormonale dissimulata fra la nebbia.All'interno della sala ovale un tumulto fu avvertito,era lo squittare di noi che si dilaniò oltre il bosco funebre e si dedicò all'espansione di sè fino a perforare il formaggio sacro ed a suscitare un dissenso dei compagni.Un dissenso che duro poco e una sindrome di squallore invase le giovani menti dei topolini che si dedicarono alla pratica sessuale sempre insieme perchè è certo che di noi si tratta anche quando si è in due,perchè tutto è possibile quando le code fan scintille.E così la Lega AntiSesso fu abbattuta e presto anche i ragazzi decisero di farlo,peccato che fra questi nessuno fece mai l'amore in quanto tutti schiavi di un'idea collettiva immotivata e susseguita da votanti che gridavano ancora:Cari Compagni,militiamo insieme e nessuno potrà fermarci dall'oblio funesto,al lavoro e alla morte.Studiamo il documento sessuale e diamoci da fare.
sabato 8 maggio 2010
MetrOceano
Sulla linea S della metro un uomo con la giacca si strappa le bretelle per la rabbia,ha scavato nei miei pensieri e ha colto la mia incapacità d'amare,la costante ricerca di stimoli,l'uopo di fughe irreali verso il metafisico,la banale voglia d'oltreoceano.Una donna anziana con i capelli rari e sparsi lungo lo scalpo si strappa la gonna ha colto la mia incapacità di perseguire un obiettivo,di fotografare l'istante e di renderlo indelebile,la cupa aggressione della tristezza che mielosa avvolge la criniera e il mio occhio,la resistenza soave della costante quale la felicità,il continuo sovrapporsi del cielo di cartapesta e degli scogli sorridenti contro la malvagità del mondo.Esco dalla metro e giungo a casa sua,lei mi aspetta già sulle scale,freme,vuole dirmi quanto mi ama ma non è più viva,vive una paralisi di gomma che la rimbalza fra i sudici vicoli aromatizzati di urina e cosparsi di siringhe.Vorrebbe fare l'amore con me,strapparmi gli stracci che porto a dosso e accendere una candela per ogni bugia che ha detto.Incredibilmente la stanza è illuminata,nessun lampione in rivolta,solo la sua calda bocca che si struscia sulle palpebre di me uomo e vecchia,di me in linea con la falsità,limitato a dire con convinzione ti amo altre due volte e mi sparo,altri due bicchieri e son salvo.Al prossimo ti amo giuro che mi ammalo.Ti amo.
mercoledì 28 aprile 2010
lunedì 26 aprile 2010
Guardando il balcone di via Fratelli Palumbo
La notte è muta,sono io,silente e pensoso,gli unici rumori sono le mie boccate di fumo e un gatto che struscia fra i bidoni di latta.Si vedono poche stelle dal balcone,giusto quelle famose,quelle che ormai son stanche d'essere in prima fila.La luna costeggia a lato del mio occhio sinistro,strizzo gli occhi due volte,un pò di polvere ha inceppato l'ingranaggio.Guardo in alto s'è capito,l'aura delle luce artificiale compie il proprio dovere,un lampione però sfuma.Scommetto con me stesso il sesso dei passanti,ne passano pochi,ho il 50% delle probabilità,a volte più.Passa una coppia di rumene ubriache,queste irrompono la quiete,sbattono contro un garage e fracassano una bottiglia nei pressi del bidone,il gatto scappa intimorito,le donne ridono alla vista di un ragazzino,avrà appena sedici anni.Gli urlano contro italiano di merda ma lui non sente,ha le cuffie che sovrastano le loro voci,si avvicinano vogliose,questo non si rende conto,lo prendono per una delle sue lunghe chiome bionde,lo gettano contro una porta e lo graffiano in viso,prendono una padella dai rifiuti e lo obbligano a leccarla,poi la sbattono in faccia,questo urla,getta grida di aiuto,sollecita qualunque anima nei dintorni,mi fissa ma ormai è tardi sono ipnotizzato dai rumori,ho smesso di guardare da un pò,riprendo ciò che stavo facendo e riaccumulo i pensieri,torno a guardare in alto.
lunedì 12 aprile 2010
Marcia indietro(speriamo che una gallina passi)
La spazzola istrionica coglie i cumoli del venerdì sera,la sera s'era messa male, chiesi a delle vecchie puttane dov'era la sagra delle galline, queste mi rispondono estasiate, il tragitto è lungo la statale 16 e il pavone ancora dev'essere spennato, la tradizione è viva nelle loro gonne sotto il ginocchio, nel leccare l'asfalto oscultato dal riverbero prodotto dal passo del sacerdote. Se fossi giovane sarei adatto per Pasolini, mi scoperebbe su quella transenna che Rodano ed io abbiamo interrogato,lui dice di vedere un cinghiale con lo smocking mentre io annaspo in una porchetta, il paese ci ha travolti. Crotone mi illumina d'assenzio rifiutando il solito wiskey, oggi è tempo di vino, oggi è tempo di tammorra. Carmen ha mal di stomaco,il vino casareccio che abbiamo comprato brulica nelle viscere e gli ormoni sono fuori. Chiudo uno spinello con un senegalese mentre attorno a noi la piazza prende fuoco, un bimbo suona con Crotone, canta la sua terra,in un viscerale tormento causato da lampi e tuoni che gridano distanza dall'uomo e dal cemento. La serata è sull'altare, le vecchie bestemmiano contro i pulcini, non sanno degli ormoni anticrescita, non sanno di greenpeace, non sanno nulla, vogliono trentamila lire, rifiutano gli euro e votano conservatori, piango mentre rido.Condotto il ritorno all'auto, dopo ore di cammino per rintracciarlo, ci spalmiamo sui sedili mortificati dalla multa per non aver pagato la dogana, i forestieri sono polli, le nostre donne son galline, nella loro trappola ci siam cascati senza vasellina, nei nostri deretani ci son caduti tutti e sono riusciti solo per poi rientrare, nonostante ciò, una gaudiosa e ilare serata.
venerdì 9 aprile 2010
All'Ufficio di Collocamento
Ero all'ufficio di collocamento,l'astinenza di alcol volgeva alla gola,il contrassalto urgeva.Cercavo lavoro in quanto licenziato alla fabbrica di sottoaceti vicino Nowille.Sognavo in principio di diventare reporter,per due anni studiai alla Scuola di Giornalismo di Placedeadland ma all'ultima sigaretta mollai i miei studi per una vecchia sessantenne di cui ero invaghito che poi mi lasciò per uno più giovane,addio Nonita,ripresi a fumare dopo il trauma.Un'assistente fa il mio nome e sollecita di attendere senza agitarmi,con il capo lascio intendere di aver capito e lei scompare di incanto.Un uomo al mio fianco è privo di mano ma dell'altra sa cosa farne,una bottiglia di jin,di quelle che compri solo quando trovi i soldi e ne bastano pochi.Lo scruto,la pelle scura mi svia sulla possibile età,credo abbia una sessantina d'anni,il viso è contornato da una folta barba bianca incolta che copre buona parte delle sue emozioni eccetto la costante della sofferenza,mi offre la bottiglia e dice di essere discreto in quanto fra queste mura non è tollerato il bere.Neanche il tempo di avvertirmi che un uomo si accorge di noi e accompagnato dalla sua giacca ci prega di uscire,entrambi come due bimbi rimproverati dalla maestra poco autoritaria ridiamo,la giacca del tizio copre un trucco,mi sopraggiunge uno schiaffo furioso ma privo di forza alla guancia sinistra,lo stendo,trucco svelato,era un coniglio.Io e il negro ci stendiamo in strada,Ak parla della sua vita con lunghe pause.La sua parsimonia nel raccontare frammenti di esistenza mi commuove.La sua mano non è più un mistero per me.L'alba è sorta e le nostre strade si dividono.
lunedì 5 aprile 2010
Me Dio Cre o Me Dio cre o
Affanno il respiro con autocontrollo,la fretta fredda è composta così
-Narratore scritto da Marco Mastrandrea
-Le musiche le ha composte Luigi Attanasio De sio
-La scenografia è un'opera di Pavlin Pavel
-La regia è diretta da Oscar Sconsigli
Suono di sveglia,un camion si sposta dal letto,io m'assopisco ancora nudo fra le lenzuola,il motorino s'acceca fra gli arachidi anarchici e Saturno è ancora lì in bella vista.Scuoto la testa ancora un pò confusa,il baccano di ieri a sconquassato le membra e le orecchie girovagano ancora su pianeti sconosciuti.Squillo di telefono,cigolio di porta,urlo disumano.Scendo di corsa le scale e trovo mia sorella in lacrime in un angolo,il viso è sfregiato,l'autore posso immaginarlo da solo.Dice di essere sbattuta contro l'ennesimo spigolo,in fondo a scuola dicevamo sempre così.
-Cos'hai al braccio destro?-
-Sono inciampato mentre studiavo-
-Ma tua madre ti aiuta con i compiti?-
-Sì-
-E da quale lato si mette?-
-Al mio fianco.Il destro-
Oggi nostra madre non c'è più,è ancora al Bar del Centro a farsi palpeggiare da stronzi,ubriachi,bastardi,tossici,avvocati,pensionati,stronzi di immigrati.Il suo compagno è sbronzo,mia sorella minore è in una veste di seta sottile,il suo indumento preferito,supersonico,nessuno poteva oltraggiarlo,con lacrime e sangue.Eppure qualcuno l'ha fatto.Eppure qualcuno ancora sfugge da me perchè troppo ubriaco anche di prima mattina per poter tenere testa.
I vigliacchi come lui si riuniscono al Bar Francia 98 dove bevono,giocano a bigliardo,tutti guidati dal furore accecante che rende l'uomo bestia,i puri bisogni,vacui piaceri e nessun dovere.La scala gerarchica di questi beoni è composta da Joe La Salamandra che sguscia dai letti durante la notte con un coltello di marzapane,Frank La Seppia giocatore d'azzardo incallito che narra di aver vinto al suo tempo 30 milioni di lire a Emilio Fede,Ricky FieraGamba,vedovo di moglie e reo di essere lui l'assassino,le prove però non sono mai pervenute al giudice,Il Cammorrista psicolabile elemento convinto di essere un gangster e in compenso sniffa tutto il giorno la farina,Lucio Drum uomo che compone svuotini di erba spacciandoli per tabacco aromatico.I boss sono Buddah e Allah,quel fottuto musulmano che mia madre ama tanto e l'amico che se la sbatte per concessione di tanto in tanto.Entro nel bar con la beretta,sono vestito da chirichetto e urlo forte vendetta.Questa storia come al solito si dovrebbe concludere con la vendetta e la piramide in terra tutti gerarchicamente morti ma questa volta no.La mia vendetta è cieca,non ha un piano vero e proprio,come ogni Amleto la fine è io scivolato sulla macchia di sangue di Joe Salamadra,Lucky Strike con un cranio perforato,Fieragamba che ora si chiama LungoBusto e Allah e Buddah che non lasciano respiro più lungo di quello di una vendetta sognata e improvvisamente scivolata in terra in un tumore a spirale e coinvolgeva me,la vodka con ghiaccio di Saturno,mia sorella doppiamente in lacrime,mia madre consolata da Allah e palpata da Buddah ed io ad invocare Dio,distratto e con il cellulare spento,al suo ennesimo giorno di vacanza.
Suono di sveglia.
-Narratore scritto da Marco Mastrandrea
-Le musiche le ha composte Luigi Attanasio De sio
-La scenografia è un'opera di Pavlin Pavel
-La regia è diretta da Oscar Sconsigli
Suono di sveglia,un camion si sposta dal letto,io m'assopisco ancora nudo fra le lenzuola,il motorino s'acceca fra gli arachidi anarchici e Saturno è ancora lì in bella vista.Scuoto la testa ancora un pò confusa,il baccano di ieri a sconquassato le membra e le orecchie girovagano ancora su pianeti sconosciuti.Squillo di telefono,cigolio di porta,urlo disumano.Scendo di corsa le scale e trovo mia sorella in lacrime in un angolo,il viso è sfregiato,l'autore posso immaginarlo da solo.Dice di essere sbattuta contro l'ennesimo spigolo,in fondo a scuola dicevamo sempre così.
-Cos'hai al braccio destro?-
-Sono inciampato mentre studiavo-
-Ma tua madre ti aiuta con i compiti?-
-Sì-
-E da quale lato si mette?-
-Al mio fianco.Il destro-
Oggi nostra madre non c'è più,è ancora al Bar del Centro a farsi palpeggiare da stronzi,ubriachi,bastardi,tossici,avvocati,pensionati,stronzi di immigrati.Il suo compagno è sbronzo,mia sorella minore è in una veste di seta sottile,il suo indumento preferito,supersonico,nessuno poteva oltraggiarlo,con lacrime e sangue.Eppure qualcuno l'ha fatto.Eppure qualcuno ancora sfugge da me perchè troppo ubriaco anche di prima mattina per poter tenere testa.
I vigliacchi come lui si riuniscono al Bar Francia 98 dove bevono,giocano a bigliardo,tutti guidati dal furore accecante che rende l'uomo bestia,i puri bisogni,vacui piaceri e nessun dovere.La scala gerarchica di questi beoni è composta da Joe La Salamandra che sguscia dai letti durante la notte con un coltello di marzapane,Frank La Seppia giocatore d'azzardo incallito che narra di aver vinto al suo tempo 30 milioni di lire a Emilio Fede,Ricky FieraGamba,vedovo di moglie e reo di essere lui l'assassino,le prove però non sono mai pervenute al giudice,Il Cammorrista psicolabile elemento convinto di essere un gangster e in compenso sniffa tutto il giorno la farina,Lucio Drum uomo che compone svuotini di erba spacciandoli per tabacco aromatico.I boss sono Buddah e Allah,quel fottuto musulmano che mia madre ama tanto e l'amico che se la sbatte per concessione di tanto in tanto.Entro nel bar con la beretta,sono vestito da chirichetto e urlo forte vendetta.Questa storia come al solito si dovrebbe concludere con la vendetta e la piramide in terra tutti gerarchicamente morti ma questa volta no.La mia vendetta è cieca,non ha un piano vero e proprio,come ogni Amleto la fine è io scivolato sulla macchia di sangue di Joe Salamadra,Lucky Strike con un cranio perforato,Fieragamba che ora si chiama LungoBusto e Allah e Buddah che non lasciano respiro più lungo di quello di una vendetta sognata e improvvisamente scivolata in terra in un tumore a spirale e coinvolgeva me,la vodka con ghiaccio di Saturno,mia sorella doppiamente in lacrime,mia madre consolata da Allah e palpata da Buddah ed io ad invocare Dio,distratto e con il cellulare spento,al suo ennesimo giorno di vacanza.
Suono di sveglia.
giovedì 25 marzo 2010
Il latte e le nazionali senza filtro
Rivesto le fronde con nuove foglie liceali,attendo che l'alba sfugga dal mio fegato per fare ritorno a casa,fotografo il classico ramo in perdita dell'autunno e m'assopisco supino fra le grotte di Silicio.L'instabilità ilare e gaudiosa struscia fra organi composti da aldeidi ventricolari,il basso ventre sporge verso le ragazze nel forno,io cuoco ignorante ne rubo una e le strappo la verginità a morsi,la più piccola che aveva una verginità parziale invece l'assumo.Le abbasso la corta gonna a quadri azzurri,sollevo il grembiule d'onore e calo il calzone,lei frigna come una neonata.Glielo struscio così giusto un pò per metterla a proprio agio,la rassicuro promettendole una sigaretta,dice che non fuma,lo farà.Le smorzo qualche tentativo di ribellione,le ordino di annaffiarmi con pioggia dorata,le calo le calze,piange tutti i colori anche quelli invisibili,sembra una bimba di prima elementare.La svesto della camicetta,lecco i capezzoli piccoli,turgidi e scuri,attendo che lei si renda conto dell'impossibilità di fuga,ora beve il bicchiere di latte posto sul tavolo e si sporca il labbro superiore,mi guarda coi suoi occhi verdi con riflessi violacei,accenna a un sorriso,ora è una quattordicenne,è pronta a provare.Penetro la stretta e corta fessura,lei strilla ma non pare arrendersi,mi sputa in faccia,le schiaffeggio il viso ripetutamente,ora è docile e comincia ad intendere.Leggo il suo volto e capisco che l'assale il piacere,la lingua si muove lenta,è golosa,decido che ora è maggiorenne,è libera di scegliere il suo futuro.Presto-pronto,mi prega con rabbia di non fermarmi,di continuare,io mi fermo e me ne vado.Il giorno dopo era di nuovo al mio locale,con il latte e delle nazionali senza filtro.
lunedì 22 marzo 2010
Triste riso
Un masochista a un sadico
-Fammi male-
E il sadico risponde
-No-
-Fammi male-
E il sadico risponde
-No-
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